La Regione apre il registro del «cuore»

Le protesi coronariche evitano il restringimento delle arterie

Luigi Cucchi

In Lombardia è stata avviata un’indagine che durerà circa un anno, per conoscere i risultati dell’impiego delle protesi coronariche. L’uso degli stent, dispositivi metallici, come una piccola rete, che evitano il restringimento delle arterie e in particolar modo delle coronarie, si è diffuso negli ultimi anni. I progressi della cardiologia interventistica hanno evitato infarto e ictus a decine di migliaia di pazienti. Un tempo per ristabilire il normale flusso di sangue al cuore si doveva ricorrere a interventi chirurgici altamente traumatici come il bypass che richiede l’apertura del torace e la circolazione extracorporea. Oggi questi interventi sono riservati ai casi più gravi: nel mondo se ne effettuano oltre un milione all’anno, mentre sono oltre tre milioni gli stent coronarici impiantati annualmente tra Europa e Stati Uniti.
In presenza di una o più coronarie ostruite si ricorre all’angioplastica, che non richiede neppure l’anestesia generale. La degenza è di solo 48 ore se viene fatta in elezione. Con un catetere, introdotto normalmente nell’arteria femorale all’altezza dell’inguine, si risale fino alla coronaria e la si disostruisce o la si dilata, cioè si rimuovono quelle placche e quei depositi che diminuiscono il lume dell’arteria fino alla chiusura totale. In Italia lo scorso anno oltre 115mila pazienti sono stati sottoposti ad angioplastica, applicando circa 104mila stent, di cui 81mila medicati, cioè una protesi che rilascia farmaci anti-proliferativi, paclitaxel (taxolo) o rapamicina, che rendono più difficile la proliferazione di cellule all’interno delle pareti dei vasi, riducendo quindi le riocclusioni coronariche.
In Lombardia nel 2005 sono state effettuate 4.031 angioplastiche primarie, cioè eseguite in presenza di infarto e 23.602 angioplastiche in elezione, cioè a seguito di un controllo coronarografico; durante tali procedure sono stati impiantati 17.860 stent medicati.
A Milano è stato inoltre organizzato un network tra quattro strutture pubbliche (ospedali Sacco, Niguarda, San Paolo e Fatebenefratelli) e due private: Policlinico San Donato, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Sant’Ambrogio e clinica Città di Brescia. Un team di cardiologi interventisti, di grande esperienza, copre le esigenze di urgenza dei singoli ospedali. Nel frattempo si sta verificando il reale livello delle esigenze di protesi coronariche. Il professor Cesare Fiorentini, cattedra di Cardiologia dell’università di Milano, e il professor Maurizio Viecca, direttore della Cardiologia dell’ospedale Sacco, coordinatore di questa iniziativa, sono impegnati nella realizzazione di un «Registro degli Stent».
Uno stent tradizionale costa 500 euro mentre uno medicato 2.036. La Regione Lombardia ha speso lo scorso anno 27,4 milioni di euro in più per gli stent medicati. Secondo alcuni cardiologi gli stent medicati consentono la riduzione delle recidive e quindi hanno ridotto il ricorso alla ripetizione di angioplastiche. Secondo altri specialisti la maggiore spesa non è giustificata e non porta a un risparmio in termini di riduzione dei nuovi ricoveri e miglioramento della qualità di vita dei pazienti. L’indagine della Regione Lombardia fornirà delle risposte a queste domande. D’altronde, se questi stent medicati sono effettivamente migliori, perché non usarli in tutti i pazienti?
«Sono cifre che fanno pensare – commenta il professor Maurizio Viecca –, sicuramente se ben spesi, nell’interesse dei pazienti, nessuno ha nulla da obiettare, altrimenti queste decine di miliardi in più potrebbero essere spesi per migliorare ad esempio le molte strutture ospedaliere pubbliche, ormai, in alcuni casi, fatiscenti. Penso che un registro gestito dalla Regione sia una iniziativa veramente unica e utilissima, i centri di eccellenza che vi aderiscono ne garantiscono la serietà dei dati che verranno raccolti. Era ora che la Regione vedesse chiaro, spesso le multinazionali statunitensi vendono i loro prodotti in Europa molto prima che la Fda americana autorizzi la commercializzazione negli Usa stessi. Le società scientifiche non riescono spesso a trovare fondi per organizzare studi che possano confermare o contraddire i risultati delle innumerevoli iniziative scientifiche sponsorizzate dalle società americane. Penso di far cosa gradita al professor Fiorentini e a tutti i miei colleghi che partecipano a questa iniziativa, nel ringraziare il direttore generale della sanità della regione Lombardia, dottor Carlo Lucchina, e tutto il suo staff, per aver organizzato e sponsorizzato la raccolta dati di questo registro».