Regione, per Burlando la famiglia vale meno della marcia della pace

Il presidente: «Il gonfalone va solo a manifestazioni istituzionali». Ma ad Assisi era «scortato» da tre assessori

La butta sulle sfumature e si aggrappa al regolamento, Mino Ronzitti. Il presidente del consiglio regionale dice che lui aveva da pensare alle «cose serie, più serie del gonfalone al Family day», perché era impegnato in una visita istituzionale ai campi di concentramento nazisti, memoria di «una terribile negazione di diritti umani». Quindi passa molto sopra alle polemiche sulla figuraccia della maggioranza in Regione che si vergogna a essere l’unica di centrosinistra in Italia a dover aderire al Family day. E liquida come «inesattezze», le questioni relative al voto del consiglio che chiedeva un’adesione formale e persino una sua lettera ufficiale scritta al presidente Burlando per fargli sapere che i capigruppo avevano espresso «un orientamento prevalente» per la presenza del gonfalone al corteo. Lettera che la giunta, i fatti lo dimostrano, ha considerato carta straccia. A termini di regolamento, ha ragione. L’ordine del giorno approvato non impegnava esplicitamente l’uso del gonfalone, ma una «adesione formale della Regione», quella sì, la imponeva. Quindi se solo i commi e le sfumature del regolamento lo confortano, Ronzitti è comunque costretto a incassare una sonora sconfitta politico-istituzionale, visto che la giunta ha preferito ignorare consiglio e consiglieri.
E la giunta, quella decisione che tanto la imbarazza da più di un mese, l’ha presa ieri all’unanimità. Claudio Burlando fa di peggio. Prova a spiegare il motivo del «no» al gonfalone. «La presenza del gonfalone regionale è prevista a eventi di carattere eminentemente istituzionale connesse ad esempio al 25 aprile, alla Resistenza, alla Festa della Repubblica e non ad un'iniziativa come quella del Family day che ha un carattere eminentemente politico», se ne esce per prendere le distanze dalla giornata del 12 maggio. Solo a «eventi di carattere eminentemente istituzionale», dice Burlando. Ah, sì? E come la chiama il presidente Burlando la marcia per la pace di Assisi? Chi la organizza? L’Unione Europea? La Presidenza della Repubblica? E la bandiera arcobaleno è quella dell’Onu? La falce e martello in campo rosso sono il simbolo della Croce Rossa? No, perché non più tardi dell’11 settembre 2005, undici settembre non una data qualsiasi, la Regione Liguria in piazza c’era e tre suoi assessori (Massimiliano Costa, Franco Zunino ed Enrico Vesco) avanzavano sotto l’ombra del gonfalone per raggiungere Assisi. Era la marcia della pace, forse una di quelle iniziative «a carattere eminentemente più politico» tra quelle organizzate nel mondo.
Se il presidente Burlando e la sua giunta all’unanimità se lo fossero nel frattempo dimenticato, quella volta, per aderire formalmente alla marcia della pace, la Regione stanziò 600mila euro per far sì che «la partecipazione dei liguri fosse più ampia possibile». A spese dei contribuenti liguri si pagarono 4 pullman e si fecero stampare persino le magliette con la scritta «Regione Liguria». Tanto per dire che una partecipazione formale deve essere tale e non ridursi a una passeggiata in incognito di qualche politico locale che dopo le Bocche di Magra deve evitare di mettere il berretto per non essere scambiato per l’autista.
E a proposito di delegazione, ecco che la conferenza dei capigruppo, presieduta da Mino Ronzitti, ritrova l’autorevolezza e il tempo per occuparsi di cose serie. Domani è già fissato un incontro nel quale si dovrà infatti decidere chi parteciperà in nome della Regione al Family day. «Andranno in cinque, senza differenza tra maggioranza e opposizione, anche perché molti non vogliono andare», sottolinea Ronzitti. Chi invece ad andare ci tiene, eccome, è quel Massimiliano Costa che pure non ha votato l’ordine del giorno a favore della partecipazione formale della Regione e addirittura contro l’uso del gonfalone. Questioni politiche. Propio come quelle che vuole evitare Forza Italia, annunciando con il coordinatore regionale Michele Scandroglio che «il partito non interverrà ufficialmente a sostegno dell’iniziativa perché ritiene questa materia debba appartenere agli individui, alle coscienze, non agli arbitri della politica. A Roma i nostri esponenti andranno a titolo personale». E per questo invita la sinistra a gettare la maschera: «Se vogliono le famiglie omosessuali abbiano il coraggio di fare le leggi».