La Regione consiglia: «Mangiare soltanto mitili d’allevamento»

Misure precauzionali: non risulta che in Italia ci siano mai state intossicazioni alimentari causate da alghe tropicali

(...) per fortuna in aree ristrette. Se da una parte è meglio lasciare stare la gita sugli scogli alla ricerca di qualche cozza, è giusto affermare che non c’è allarme per gli alimenti acquistati in pescheria e nei supermercati. Sono sottoposti ai controlli delle autorità, continui e soprattutto preventivi».
«È bene ricordare – dice l’assessore regionale alla pesca Giancarlo Cassini – che si possono mangiare soltanto mitili allevati. La situazione è in questo caso sotto controllo. Invito perciò la popolazione a non raccogliere e mangiare in nessun caso mitili raccolti sugli scogli lungo la costa genovese. In Liguria esistono due importanti impianti di allevamento di cozze, situati nel golfo di La Spezia. Si tratta di impianti di alta qualità che sono sottoposti a costanti controlli. Circa i pesci che possono venire in contatto con le alghe tossiche, occorre mangiare, in genere, quelli eviscerati, per cui è bene fare attenzione alla loro pulizia prima della cottura. Un consiglio è quello di affidarsi alla pescheria dove si è comprato l’alimento».
Intanto il divieto di balneazione dalla Foce a Bogliasco firmato dal sindaco Beppe Pericu resta in vigore fino a oggi. Il fenomeno di «blooming algale», secondo gli assessori regionali Montaldo e Zunino, ha «caratteristiche puntuali e di breve durata ed è sotto continuo monitoraggio da parte dell’Arpal e dell’Asl per accertarne l’esaurimento». Ci si interroga, quindi, su come e perché i nostri mari stiano diventando culle di specie vegetali e animali fino a qualche anno fa sconosciute.
«Siamo di fronte alla globalizzazione della biodiversità – spiega il direttore di ricerca dell’Icram, Franco Andaloro – dove tutto trasporta tutto in una sorta di roulotte biologica. I principali responsabili potrebbero risultare le acque di zavorra e il cambiamento climatico».
«Se si è trattato di alghe – aggiunge l’ordinario di Ecologia all’università di Pisa, Francesco Cinelli – è chiaro che in quella particolare zona di mare e di litorale le fioriture di questi organismi microscopici si sono verificate in presenza di acque molto inquinate».
Il dipartimento di Scienze della Salute dell’università genovese sta quindi provvedendo a svolgere opportune indagini sui casi accertati di intossicazione «anche per definire le azioni preventive da mettere in atto».
«La Regione – continuano gli assessori Montaldo e Zumino – si è già attivata, sia in termini ambientali, che sanitari, implementando i monitoraggi sulle acque costiere e dando corso alle opportune indagini epidemiologiche».