Regione Il consiglio dà un giro di vite ai centri culturali islamici

I Comuni della Lombardia potranno decidere quanti e quali centri culturali a carattere religioso avere sul proprio territorio e vietare l’apertura di attività commerciali nei centri storici «se in contrasto con il decoro pubblico e le «tradizioni locali». Lo prevede il collegato ordinamentale approvato stasera dal Consiglio regionale. Il provvedimento, grazie a un emendamento dell’assessore al Territorio, il leghista Daniele Belotti, equipara i centri culturali a carattere religioso agli edifici di culto, prevedendo per la loro realizzazione uno specifico percorso di programmazione nei piani regolatori. «Grazie al fatto che i centri culturali non erano disciplinati - commenta il relatore Ugo Parolo (Lega Nord) - venivano mascherate attività religiose vere e proprie. Il caso di viale Jenner è emblematico. Saranno i sindaci a decidere quanti e quali spazi dedicare ai centri culturali religiosi». Un riferimento al più noto centro culturale islamico di Milano che da anni provoca le proteste dei residenti per l’afflusso di fedeli all’interno di un ex garage. «Si tratta di novità - aggiunge il capogruppo della Lega Nord, Dario Galli - che cercano di perfezionare norme che alcuni Comuni avevano già introdotto. Rispetto a quelle si restringe di più, il giro di vite è lì». Alcune amministrazioni, per esempio, avevano introdotto restrizioni all’apertura di luoghi di ristorazione etnici come i venditori di kebab. L’Aula a scrutinio segreto ha inoltre approvato due emendamenti dell’Italia dei Valori che ristabiliscono l’obbligatorietà per i dirigenti di giunta e consiglio di fornire la propria posizione reddituale e patrimoniale, con pubblicazione sui rispettivi siti web.