Regione, contributi a pioggia a ex partigiani e antifascisti

In tempi di vacche magre, si sa, è buona abitudine tirare un po’ la cinghia. Così, però, non sembrano pensarla alla Regione Lazio. Visto che l’iter per la destinazione di 85mila euro e rotti centesimi alle associazioni di Resistenza e antifasciste sta andando avanti a gonfie vele. La Commissione Cultura della Pisana ha appena dato parere favorevole all’apposito schema di deliberazione, predisposto dalla Giunta regionale, che contempla i suddetti contributi.
Manca poco, quindi, all’approvazione definitiva del provvedimento che si basa sulla Legge regionale n. 34/1991 sulla «Diffusione e valorizzazione del patrimonio ideale, storico, culturale e politico dell’antifascismo e della Resistenza». Tutto legittimo, per carità, dal punto di vista formale e giuridico. Ma qui entrano in gioco questioni di opportunità politica e di bilancio. Far gravare su uno specifico capitolo di spesa per l’esercizio finanziario 2008 una somma di poco inferiore ai 90mila euro, peraltro per iniziative che, nessuno si senta offeso, possono essere considerate «di parte», non è propriamente come bere un bicchier d’acqua. Soprattutto in un periodo storico in cui più o meno tutte le fazioni politiche gridano ai quattro venti la pochezza dei bilanci.
Ma veniamo al merito del provvedimento. L’Associazione nazionale combattenti si può ritenere, a ragione, l’istituto più fortunato, in quanto è quello verso cui la Regione è stata più benevola, prevedendo il versamento di poco più di 28mila euro per la biblioteca e videoteca sulla Guerra di Liberazione 1943-45 e per manifestazioni varie. Segue a ruota l’Associazione nazionale ex deportati politici che per la realizzazione del volume «Memorie di luoghi invisibili» incasserà ben 23mila euro. Qualcosa di più di una bazzecola.
Non è finita qui. In terza posizione, in ordine di contributo, si classifica l’Anppia (Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti italiani) che per tenere corsi di lezioni universitarie sulla Costituzione beneficerà di 18mila euro di contributo. Ma le «chicche» devono ancora arrivare: per la realizzazione del sito web e pubblicazioni varie, l’Associazione nazionale partigiani cristiani avrà in cassa quasi 13mila euro. E, infine, il comitato provinciale di Viterbo dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) per attività di antifascismo e resistenza a Corchiano, un paesino di appena 3500 anime, riceverà dall’amministrazione regionale 3mila euro tondi tondi.
Bisogna riconoscere, a onor del vero, che poteva andare decisamente peggio. Su undici richieste iniziali di contributo, solo sei sono infatti risultate coerenti con la finalità legislative. Di conseguenza, le già magre casse regionali hanno tirato un, seppur piccolo, sospiro di sollievo. Spulciando però tra le proposte avanzate, e bocciate, delle varie realtà sparse sul territorio laziale, ne vengono fuori delle belle. Come quella del Comune di Sant’Oreste che per fare il progetto di allestimento del «Percorso della memoria» chiede la bellezza di 148mila euro. O, se preferite, quella del Comune di Monte S. Giovanni in Sabina che per la ristrutturazione del monumento dei Martiri del Tancia chiede più di 76mila euro.
Qualcuno, in Giunta, si sarà messo una mano sulla coscienza. Ciò non toglie, comunque, che allargare i cordoni della borsa per attività che, onestamente, non cambiano radicalmente la vita dei cittadini, può considerarsi inopportuno. Soprattutto se i fondi a disposizione non sono illimitati. Tutt’altro.