Regione contro la Treccani per l’esclusione di Montale dalla lista dei «grandi»

D’accordo il Corriere dei Piccoli, perché è giusto che le giovani generazioni di ragazzi italiani conoscano la narrativa di scrittori italiani. Giusta e legittima anche la scelta di Salgari con il suo Sandokan e va bene pure introdurre una delle arti che contraddistinguono il bel Paese. E quindi sacrosanta la decisione di inserire «Sua Eccellenza Artusi». «Ma escludere il Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale che ha dato alla poesia un ruolo di lettura sociale del mondo, degli uomini e anche di una parte di territorio ligure, è una cosa che ci amareggia e ci delude moltissimo».
Letta la notizia pubblicato l’altro giorno su Repubblica, l’assessore regionale alla cultura Angelo Berlangieri, esprime tutto il suo dispiacere per non vedere il nome di Montale nell’antologia dei «Libri d’Italia» - dodici in tutto - scritti dai grandi negli ultimi 150 anni e curata da Carlo Ossola per la storica collana Ricciardi oggi Treccani.
Poeta, giornalista genovese che legò il suo nome a Monterosso, nelle Cinque Terre per avervi trascorso lunghi periodi dell’infanzia e dell’adolescenza, Montale - ripete l’assessore alla Cultura - doveva far parte della lista dei nomi eccellenti della nostra Italia.
E pazienza se nel suo comunicato, Berlangieri confonde il nome di Ossola (il curatore della raccolta) con quello di Cassola, scrittore e saggista italiano, morto nel 1987. Ciò che conta qui è il messaggio, i contenuti e non le sviste letterarie. «Meno male che il professore ha messo nella lista degli autori che hanno alimentato una coscienza collettiva De Amicis e Calvino, ma ripeto, Montale doveva esserci. Tanto valeva allora inserire nella collana anche Topolino, personaggio rispettabilissimo nel suo essere un protagonista del nostro vivere quotidiano».
Al disappunto e alla delusione di Berlangieri, si aggiunge anche quella del suo collega all’Istruzione, in Regione, Pippo Rossetti: «Non aver inserito Eugenio Montale in questa lista vuol dire aver escluso un periodo storico della letteratura italiana». A sua discolpa, il curatore dell’antologia ha precisato di aver scelto solo gli autori che hanno mosso nei lettori l’ideale di collettività e di non aver selezionato i libri dell’anniversario dell’Italia con lo scopo di rappresentare la nostra letteratura. La raccolta è fatta di dodici volumi in rappresentanza della letteratura italiana dei 150 anni di Unità, troppo pochi per la cultura e la storia dell’Italia. E con un numero così esiguo era impensabile che tutti gli scrittori venissero citati.