La Regione fa sicurezza solo a parole

Diego Pistacchi

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la Regione. Anzi, la Regione veramente si schiera molto di più (per il 70 per cento ad essere precisi) con chi preferisce le parole alle cose concrete. Anche e soprattutto se si tratta della sicurezza. La giunta Biasotti aveva stanziato per quest’anno 3 milioni di euro per contribuire all’installazione di sistemi di sicurezza nei negozi e nelle imprese. Soldi a fondo perduto, 1.6 milioni erano per Genova. Già messi a bilancio. Ora arriva l’assessore Claudio Montaldo e cambia tutto. I tre milioni ormai ci sono e restano, ma non verranno spesi per dare garanzie ai negozianti. Per quelli basta usarne il 30 per cento. Il resto, la stragrande maggioranza dei soldi, andrà in tante belle parole.
Per usare una terminologia più gradita agli amministratori del centro sinistra, serviranno per «ampliare il concetto di sicurezza ed estenderlo ad azioni integrate agli interventi di recupero sociale, destinati ad accrescere la vivibilità delle aree degradate, anche attraverso percorsi di formazione e educazione alla legalità, secondo un concetto di ampia collaborazione che include già nella fase progettuale, oltre agli enti locali, la scuola e le associazioni operanti direttamente sul territorio, le organizzazioni di volontariato, le fondazioni, i distretti sociali, i centri civici, le parrocchie e i comitati di cittadini». Capito? Dibattiti, lezioni nelle scuole, posti da mediatori culturali per le comunità di stranieri, fondi a comitati, gruppi, associazioni. Ma non servivano per dare sicurezza ai commercianti? Basta telecamere, impianti di allarme e vetri blindati. Secondo Montaldo e compagni (...)