La Regione fa spallucce sul mare inquinato

Marco Morello

La Giunta Marrazzo, ormai è chiaro, non vede l’ora di lasciarsi alle spalle questa estate tormentata. Intanto, nel tentativo di nascondere l’imbarazzo stringente, continua a proporre per bocca dei suoi assessori giustificazioni parziali che quasi si burlano delle orecchie di chi le ascolta. Da questo punto di vista la giornata di ieri è stata esemplare.
A mezzogiorno Raffaele Ranucci, assessore al Turismo, ha dato appuntamento alla stampa per illustrare «i dati dell’Osservatorio regionale sull’andamento della stagione estiva sul litorale laziale». Dati trionfalistici, con aumenti percentuali rispetto all’anno scorso diffusi su tutto il territorio, dalle zone costiere di Roma (più 1,1 per cento), fino ai picchi delle isole Pontine (più 5,1 per cento). «Ottimismo» era la parola più ricorrente, praticamente uno slogan: ottimismo per gli incrementi nell’afflusso degli ignari bagnanti, ottimismo per gli investimenti in infrastrutture e ottimismo per tutte le attività collaterali promosse, tra cui una rivista a tema, un sito Internet e perché no, una rassegna di spettacoli, con la partecipazione straordinaria degli Amici di Maria De Filippi e Maurizio Costanzo. Poi si è affrontata la questione del disastro di Fregene e dintorni. «Sono problematiche a noi note - ha chiosato Ranucci -. Ci troviamo comunque davanti a una situazione comune a livello nazionale, che si sta verificando anche nelle Eolie e in Veneto». Come dire, male comune mezzo gaudio. Se a Lipari dovessero iniziare per assurdo a gettare scorie nucleari nelle acque, li imiteremo? «Oggi - ha continuato l’assessore - il depuratore di Fregene funziona al 50 per cento. Ce ne siamo fatti carico e abbiamo liberato un milione 140mila euro di fondi regionali. L’anno scorso il quadro era lo stesso, ma l’innalzamento della temperatura ha creato tutti questi disagi». Ciascuna di queste parole grida vendetta. La Regione è colpevole perché sapeva che il mare del comune di Fiumicino era vicino al collasso, è doppiamente colpevole perché lo sapeva sin dall’anno scorso, e ha lasciato passare tutto l’inverno senza intervenire, è tre volte colpevole perché si è scusata banalmente sostenendo che in estate fa troppo caldo. Bisogna smetterla di muoversi soltanto dopo che si sfiora il disastro: la «prevenzione» è un requisito che il team di Marrazzo non sembra conoscere. E i fondi necessari, stanziati in extremis, aumentano a dismisura per via della stasi precedente.
A scurire con tinte di nero un quadro già nero, ci ha pensato Filippo Zaratti, assessore all’Ambiente, che con un tempismo perfetto ha annunciato l’istituzione di una «task force» per individuare le fonti dell’inquinamento del mare del Lazio. Ci sono volute le alghe, le dermatiti, gli insetti molesti, e da ultima la morìa di pesci per convincere il «temporeggiatore» ad alzare finalmente il telefono e convocare un pool di esperti. Se davvero servirà a qualcosa è tutto da vedere, intanto Zaratti ha parlato della necessità di impiegare altri fondi per questa esigenza. Una nuova emorragia nei conti, che peserà sull’intera collettività. L’atteggiamento di chi spera che le cose facciano il loro corso, che si aggiustino per via del soffio divino, è un vizio comune a tutti quegli amministratori «Verdi» che si vedono affidare ormai d’ufficio posizioni tanto delicate. Posizioni che però richiedono competenze tecniche, e non pregiudizi basati sul sentito dire o su ortodossie infalsificabili, tra cui quella che impone di lasciare all’ambiente il compito di autoregolarsi, sempre e comunque. L’ambiente a volte genera mostri nocivi per tutti. Criminoso è non prodigarsi subito per combatterli.