Regione, giornalisti declassati

Michela Giachetta

Le dichiarazioni d’intenti, si sa, non valgono un granché. In politica, se è possibile, valgono ancora meno: è quasi la regola, infatti, promettere cose che poi puntualmente non si fanno. Non dovrebbe quindi destinare meraviglia la decisione assunta dal presidente del consiglio regionale, Massimo Pineschi sugli addetti stampa che lavorano in Regione. Ma, invece, la federazione nazionale della stampa, si è, per usare un eufemismo, «meravigliata». Passi per le somme da «calcio-mercato» destinate ai consulenti esterni. Passi anche e pure per l’aumento delle commissioni e per l’«arrotondamento» degli stipendi di consiglieri e mondo circostante, (vedi articolo a fianco), ma, cambiare tipo di contratto ai giornalisti che si occupano della stampa in Regione, alla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) deve essere sembrato veramente troppo: «Troviamo veramente incredibile l’atteggiamento della presidenza del Consiglio regionale sulla vicenda degli addetti stampa dei gruppi consiliari».
Nella passata legislatura, infatti, il regolamento in materia prevedeva la presenza di giornalisti iscritti all’ordine e l’applicazione del contratto a tempo determinato di categoria. Con un colpo di mano, nella seduta del 15 giugno scorso, dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio si è modificato il testo. I giornalisti non esistono più in Regione. Cancellata la figura. È stato, infatti, eliminato il riferimento al contratto di categoria e inserito un generico riferimento a un «addetto alla comunicazione». «Si tratta di una violazione palese della legge 150/2000 - osserva la Fnsi - uno schiaffo ai tanti colleghi riconfermati che già da tempo lavoravano per i gruppi consiliari e che non sono mai stati pagati». «Un atteggiamento arrogante e contrario alla logica di un confronto sindacale tanto richiesto quanto strumentalmente evitato continua la Federazione della stampa, che osserva inoltre come «la decisione sia stata presa in totale assenza di applicazione della legge 150 per ciò che riguarda la costituzione ufficiale di un ufficio stampa istituzionale e in totale contrapposizione con il Protocollo d’intesa siglato nel 2003 tra Fnsi e Presidenza della Conferenza e dei presidenti dei consigli regionali e delle Province autonome d’Italia».
La Fnsi e l’Associazione stampa romana non ci stanno e protestano contro questa delibera che contrasta con le pubbliche dichiarazioni di tanti esponenti politici a livello nazionale ai quali fanno riferimento i gruppi consiliari del Lazio. Di più: anche i giornalisti dell’Ufficio Stampa della presidenza della Regione si uniscono alla protesta della Fnsi e dell’Asr «per l’assurda decisione della Presidenza del Consiglio regionale che ha cancellato il ruolo e la funzione della professione giornalistica. Nel solidarizzare con i colleghi che ben conosciamo per la professionalità con la quale hanno svolto e svolgono il loro lavoro, chiediamo di rivedere una scelta che riteniamo incomprensibile».
Dal canto suo il presidente del Consiglio regionale Massimo Pineschi ha detto che non c’è stata alcuna violazione del contratto, ma ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà una delegazione della Fnsi e dell’Asr.

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