La Regione alla guerra dei «grandi elettori» per il capo dello Stato

Centrosinistra, veto di Ronzitti: «No a Costa, va già Burlando» Rifondazione spiazza gli alleati

(...) Ognuno combatte la propria personalissima battaglia all’interno del proprio schieramento, due i nomi che deve esprimere la maggioranza, uno quello che spetta indicare all’opposizione. C’è solo una settimana di tempo per scannarsi: il consiglio regionale eleggerà i tre fortunati il prossimo 2 maggio ma i partiti dovranno arrivare in aula con la scelta già compiuta, perché la votazione avverrà a scrutinio segreto con lista bloccata a due nomi.
Di certo c’è solo che un posto è riservato al presidente della giunta, Claudio Burlando. Tutto il resto è marasma, il centrosinistra spiazzato da una richiesta di Rifondazione comunista che, al solito, scompagina i giochi fra Ds e Margherita, il centrodestra alle prese con An, là dove il partito a livello nazionale ha detto a Gianni Plinio il capogruppo in Regione che dovrà farsi avanti con decisione e strappare il sostegno degli altri, perché il partito in Lombardia è stato penalizzato dalla scelta di un azzurro e di un leghista, ha persino minacciato di uscire dalla maggioranza e adesso è in cerca di compensazioni in tutte le altre regioni. Tanto per facilitar le cose, ieri ci si è messo pure quel rigoroso presidente del consiglio regionale che è Mino Ronzitti, ad avvertire i colleghi di maggioranza: non pensino di mandare a Roma con Burlando il suo vice Massimiliano Costa. Sette anni fa infatti furono il presidente Giancarlo Mori e il suo vice Graziano Mazzarello i prescelti, ma «solo perché già si era in un processo degenerativo delle istituzioni - non si preoccupa di pungere gli alleati Ronzitti -. Per definizione presidente e vice della giunta non possono assentarsi contemporaneamente, perché uno sostituisce l’altro. Eleggere sia Burlando sia Costa sarebbe una scorrettezza rispetto alla procedura e una sciocchezza». No. Se mai, ad accompagnare Burlando dovrebbe essere l’altra figura istituzionale, il presidente del consiglio regionale, e cioè lui, Ronzitti. Il quale la sua pretesa l’aveva avanzata, altroché. Gli alleati gli avevano risposto che, insomma, non se ne avesse a male ma qui ci sono anche sinergie politiche da rispettare, e in questo senso non aiuta che Burlando e Ronzitti siano entrambi iscritti ai Ds. Costa, invece, è della Margherita.
«In Toscana sono stati eletti i presidenti di giunta e consiglio, ma sono di due partiti diversi - fa notare Moreno Veschi il capogruppo dei Ds -. Qui io non escludo che si possano scegliere Burlando e Costa». Comunque, aggiunge: «Sarà la coalizione a decidere, a partire da oggi, tanto per cominciare a quale criterio affidarsi, se a quello della rappresentanza istituzionale o se a quello degli equilibri politici. Io propendo per il primo». I fatti hanno scongiurato la crisi: Ronzitti aveva iniziato la sua lotta quando si pensava che l’elezione del presidente della Repubblica sarebbe avvenuta il 3 maggio. «Invece l’hanno spostata al 13 e io quel giorno non ci potrò essere: ho già fissato un viaggio alle foibe in Friuli Venezia Giulia al quale non voglio mancare per una questione di correttezza e serietà».
Ed è tutta da ridere anche sull’altro fronte. A spiazzare il centrodestra è stata Forza Italia, che ha proposto il nome di Franco Orsi, alla terza legislatura nonché membro dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale in qualità di vicepresidente. Il primo a saltar su è stato Sandro Biasotti l’ex governatore. Lui che fin troppo spesso è stato accusato di scarsa collegialità nelle decisioni, questa volta ha invocato una decisione collegiale. E non ha mancato di suscitare qualche ilare sorrisino fra gli alleati nel momento in cui solennemente ha precisato che «non parlo per me stesso».
Di fatto, c’è Plinio che, pressato dai suoi a livello nazionale, rivendica il ruolo di grande elettore per An e cioè per se stesso, visto che Eugenio Minasso fra due giorni sarà proclamato deputato. C’è chi fa notare che lui ci andò già la volta scorsa, a Roma, di fatto rispetto a Orsi il capogruppo di An avrebbe le carte in regola, essendo lui pure alla terza legislatura ed essendo più anziano dell’azzurro. Se il criterio, come pare, sarà quello del numero di legislature alle spalle, allora si farà avanti anche Francesco Bruzzone della Lega Nord, a meno che non decida di allearsi con An. Sette anni fa era stato tutto più facile, perché gli accordi furono presi in base a una sorta di lottizzazione nazionale. Saranno sette giorni di passione.