Regione in guerra per non tagliare gli sprechi

Paola Setti

Ed ecco svelato il perché della veemente protesta che ha spaccato la giunta Burlando, con gli assessori a dichiarar guerra all’assessore al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga, «piuttosto dei tuoi tagli, meglio le tasse», e con il presidente costretto, domenica scorsa, a bacchettare tutti all’urlo di: «Tagliate di più, litigate meno». È tutto scritto in una tabella di quattro pagine che illustra dove Pittaluga ha proposto ai colleghi di reperire le risorse per contribuire a risanare il disavanzo della sanità. Sono gli sprechi, quelli che l’assessore ha invitato a ridurre. E anche, capitolo per capitolo, le spese considerate, per dir così, meno urgenti. Per fare qualche esempio: la presidenza dovrebbe privarsi di 33mila euro per le convenzioni della sede della Regione a Bruxelles. La vicepresidenza di Massimiliano Costa dovrebbe rinunciare a 100mila euro di contributi per la solidarietà internazionale e la pace e di 60mila per la valorizzazione degli oratori, oltre che a 500mila di trasferimenti alle imprese per le attività formative e a un milione per i trasferimenti agli enti locali per le attività formative. L'assessorato all'Agricoltura di Giancarlo Cassini dovrebbe fare a meno di 250mila euro per le campagne informative rurali e di 100mila per iniziative zootecniche. Margherita Bozzano al Turismo dovrebbe tagliare 200mila euro di contributi alle Apt, Renzo Guccinelli allo Sviluppo, che pure era così adirato, solo a 50mila per il piano sulle attività di cava, Enrico Vesco al Lavoro a 50mila di contributi ai frontalieri, Enrico Ruggeri all'Urbanistica a 29mila euro per gli studi del piano territoriale regionale, Franco Zunino all'Ambiente a 80mila euro in educazione ambientale, Maria Bianca Berruti all'edilizia a 20mila per il programma Arred, Fabio Morchio alla Cultura a 100mila di gestione cataloghi, Luigi Merlo ai Trasporti a 500mila di fondo regionale trasporti. Dal canto suo anche Pittaluga ha implicitamente ammesso gli sprechi, tagliando a se stesso, fra l'altro, 30mila euro per studi e consulenze e 300mila di informatica. Tutte cifre commisurate a un totale di dieci volte tanto, là dove le risorse certo non scompaiono. E che, almeno viste dalla parte dei cittadini cui è stata evitata una stangata fiscale senza precedenti, paiono più che accettabili. E invece è scoppiata la rivolta. Ancora ieri Pittaluga insisteva: «È stato fatto troppo rumore per nulla, a conti fatti si tratta di tagliare solo 3,2 milioni di euro, perché dei 23 necessari più di 10 arriveranno dall'emissione dei bond, 5 verranno rimborsati con il Fir, 3,7 derivano semplicemente dai fondi speciali per le leggi inutilizzati». Di più, molti capitoli, i 500mila euro del trasporto urbano di Merlo per esempio, verranno in qualche modo rimborsati con l'assestamento di bilancio che verrà varato subito dopo la delibera dei tagli. Gli assessori non ci stanno comunque. Anche perché dall'assestamento di bilancio si aspettavano risorse in più, non rimborsi. Di qui la guerra. Costa a proporre una sorta di tassa sui beni di lusso, Pittaluga a bocciarla perché «sarebbe anticostituzionale e non risolverebbe il problema visto che, per legge, non possiamo coprire il deficit 2005 con entrate del 2007», Costa a ribattere piccato e incurante dell'appello di Burlando a dismettere le armi: «A me non importa con quali soluzioni tecniche, quelle è Pittaluga a doverle cercare. So solo che per il sociale voglio risorse in misura maggiore, non minore». Punto e a capo. Nel corso della settimana continueranno le «consultazioni» fra Pittaluga e i colleghi per stabilire chi debba tagliare dove, «ma la cifra totale deve restare la stessa, pena l'aumento delle tasse da parte del governo» avverte l'assessore al Bilancio. Il tutto in un clima non proprio propizio alla riflessione pacata. L'opposizione, tanto per cominciare: ieri Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia ha minacciato iniziative eclatanti in consiglio regionale di fronte all'ipotesi di nuove tasse e ha scritto una lettera aperta a Burlando sottolineando tutte le contraddizioni del centrosinistra sulla gestione della partita sanità. Soprattutto, ieri s'è fatto sentire con voce baritonale Mario Tullo, il segretario regionale dei Ds: «La Regione non può un giorno evitare le tasse grazie a un piano concordato con il governo e il giorno dopo farci ripiombare nell'incertezza. Se servirà un confronto, le segreterie dei partiti sono disponibili. Purché si smetta di dare l'immagine di chi ogni giorno cambia idea». I Consumatori sono scesi sul piede di guerra: «Da un mese chiediamo un confronto sulla sanità, ma l'assessore Claudio Montaldo non si degna di riceverci» ha lamentato Furio Truzzi. I sindacati hanno lanciato avvertimenti chiari. «Non possiamo essere disponibili a un ulteriore inasprimento fiscale, che nei fatti romperebbe le relazioni tra le organizzazioni sindacali e la Regione - ha scandito Sergio Migliorini, segretario generale della Cisl Liguria -. Consideriamo anche che non più tardi di una settimana fa abbiamo congiuntamente sottoscritto un protocollo d'intesa che escludeva esplicitamente un ulteriore possibile intervento impositivo fiscale. Esiste quindi un problema evidente di rispetto degli accordi». Dura anche la Cgil, con il segretario generale Anna Giacobbe: «È importante aver evitato l'aumento delle tasse per i redditi più bassi e per tutte le imprese indiscriminatamente. Dato questo per acquisito, ribadiamo che la Regione si è assunta con noi precisi impegni che ci aspettiamo vengano rispettati. È necessario che la giunta trovi una propria coesione». Una parola.