Regione, i tagli colpiscono i più bisognosi

Commissariamento definitivo? Almeno per il momento sembra sventato. Già, la Regione si presenterà con le carte in regola, ma non è detto che lo sia con i conti, all’incontro fissato per stamani con i tecnici del ministero dell’Economia che dovranno esaminare la manovra di ripiano del disavanzo sanitario relativo al 2006, per 125 milioni di euro. Che è stata approvata con i numeri della sola maggioranza ulivista perché l’opposizione si è estraniata dal voto in quanto ha dichiarato di «non essere stata coinvolta fin dall’inizio nell’analisi della manovra», ma tant’è. Ora, a sentire l’assessore al Bilancio Luigi Nieri, è stato fatto il primo passo per lo sblocco delle risorse finanziarie per il ripiano del debito per la quota di 1.200 milioni di euro.
Tutto bene quel che finisce bene? Macché, se si vanno a esaminare i capitoli di spesa che hanno contribuito all’assestamento di bilancio, a parte voci poco chiare (lo storno di fondi obbligatori per 30 milioni di euro e quello di altri 3 milioni dedicati alla copertura di accordi transattivi), si scopre che alla copertura dell’extradeficit hanno contribuito anche le categorie disagiate per oltre 3 milioni. Qualche esempio? È stata estinta la cifra di 1,2 milioni devoluta per i servizi destinati ai percettori di pensione minima, altri 1,142 milioni per la stabilizzazione occupazionale, ulteriori 75mila euro per le imprese in crisi, 200mila destinati ai progetti per l’occupazione dei disabili e ancora 800mila euro per i rimborsi tariffari del trasporto pubblico (anziani, disabili e giovani).
Senza aggiungere che, con buona pace dell’estrema sinistra, sono rientrati in cassa pure gli 800mila euro destinati ai progetti in favore delle politiche migratorie. Al cumulo dei tagli si aggiungono pure quelli destinati alle politiche sanitarie, motivo di grande sgomento nel centrodestra perché «è sconveniente che si taglino i fondi sulla cosa più sacra che c’è, la persona malata e bisognosa, e la maggioranza di governo lo fa agendo in meravigliosa solitudine». È l’accenno del capogruppo azzurro Alfredo Pallone alla mancata discussione, carte alla mano, della manovra nelle apposite commissioni Sanità e Bilancio, quando invece «l’unico significato effettivo della manovra è sventare il completo commissariamento del Lazio, infatti - spiega l’esponente di Forza Italia - permane l’incertezza di fondo sulla reale entità dell’ulteriore disavanzo sul 2006. Ben 1.616 milioni di euro che sommati a quelli degli ultimi due anni esporrebbero la Regione a 5.018 milioni di debito».
Dal vicepresidente della commissione Sanità Stefano De Lillo (Fi) arriva la critica al fatto che «pur tagliando le spese sanitarie il debito continua a crescere di mezzo miliardo all’anno». Un coro di sfiducia nella manovra che si va ad allargare pure all’Udc. Il capogruppo Massimiliano Maselli esprime la necessità che «l’assessore alla Sanità Battaglia, entro il 30 settembre porti in consiglio la relazione sull’andamento della spesa sanitaria». Una soluzione che potrebbe risolversi nell’epilogo del depauperamento dei ruoli del parlamentino della Pisana che l’opposizione lamenta da mesi e non accenna a quietarsi. «Il presidente Marrazzo si accorge tardivamente che gran parte del dibattito sull’extradeficit - taglia corto Pietro Di Paolo (An), vicepresidente della commissione Bilancio - si è svolto solo con un parziale coinvolgimento delle commissioni competenti».