Regione, i Verdi danno la caccia al centrosinistra

Morelli obbligata a lasciare l’aula per una maglietta «indecorosa» Ostruzionismo sul calendario venatorio

Francesco Gambaro

È finita con Cristina Morelli la capogruppo dei Verdi che si è presa la sua rivincita, sottoponendo i colleghi consiglieri regionali e i cacciatori accorsi a reclamare il calendario venatorio a 2435 emendamenti di protesta ostruzionista. S’è fatto notte ma era iniziata molto peggio. Con la Morelli cacciata con ignominia dall’aula. E con Patrizia Muratore, il consigliere segretario, investita dell’arduo compito di valutare «se il suo abbigliamento sia consono alla seduta». L’aveva additata l’eterno nemico, Francesco Bruzzone il capogruppo della Lega Nord, cacciatore dei cacciatori paladino. «La collega Morelli indossa una maglietta indecorosa». In effetti: «La caccia uccide l’amore» diceva la scritta sul pancia dell’agguerrita ambientalista, in mezzo un fucile indiscutibilmente fallico. Il presidente del consiglio, Mino Ronzitti, non ha potuto venir meno. Anche perché Bruzzone minacciava di presentarsi in aula «vestito da cacciatore con le piume in testa». Così, Ronzitti ha invitato la Morelli a «non creare scomodi precedenti», e l’ha tenuta fuori dall’aula fino a quando non si è presentata coperta da un giubbotto di jeans. Con l’occasione, il presidente ha ricordato ai colleghi uomini che solo in giacca e cravatta si accede all’aula, con grande imbarazzo del partito trasversale di chi al nodo al collo non si rassegna.
Alla fine, comunque, solo la cravatta di Ronzitti ha resistito indenne. Da mane a sera sono rimasti lì inchiodati, a sentire la Morelli che emendava, «tre minuti per ogni emendamento fanno 50 ore» gongolava prima di iniziare. E mica per far dispetto al centrodestra, sia chiaro. Ieri Morelli era relatrice di minoranza, perché ce l’aveva, ce l’ha, con il centrosinistra, in particolare con quell’assessore, Giancarlo Cassini alla Caccia, lui pure senza cravatta, «che mi ha chiesto le osservazioni alla legge regionale e poi non ha mai neppure guardato i miei emendamenti». Undici per la precisione: tre giornate fisse di caccia alla settimana uguali per tutti e non scelti dai cacciatori, restrizioni per alcune specie individuate dall’Istituto nazionale di fauna selvatica, ripristino del divieto di caccia per dieci anni nelle aree colpite da incendi, annotazione immediata dei capi abbattuti e via così limitando. Su tutto, il Sole che ride chiede il divieto di caccia dopo il tramonto, come prevede la legge nazionale, senza le deroghe di tempo della legge regionale numero 29.
Così, via allo scontro. «Era ora» esordisce Bruzzone a inizio dibattito, che il calendario venatorio è lì che aspetta da metà giugno. Nel mirino il presidente della Regione Burlando, reo di non aver mantenuto le promesse fatte ai cacciatori in campagna elettorale: «Lei il 14 marzo mi ha scritto a casa una lettera nella quale s’impegnava a risolvere i grossi problemi legati agli incendi boschivi, consentendo la caccia agli ungulati e alla migratoria. Ora mi aspetto che si dia da fare». E hai voglia a spiegare, come fa il relatore di maggioranza, Giacomo Conti di Rifondazione comunista, che «il disegno di legge ricalca i precedenti, ma le modifiche chieste da ambientalisti e cacciatori si potranno inserire poi, quando rivedremo la legge 29».
Pausa pranzo, alle 15 tocca a Morelli. La capogruppo dei Verdi dedica a Bruzzone la favola della volpe tratta dal Piccolo Principe. Risate. Poi tira fuori tre libri: «Diano e Minerva», «Caccia, inquinamento e speculazione», «Volo libero». L’intento è chiaro: impedire in tutti i modi l’approvazione del disegno di legge con le disposizioni sulla stagione venatoria. Alla fine, in aula restano le proteste dei cacciatori. Erano cento, sono rimasti in 15. «Siamo stufi di essere penalizzati da tutte queste restrizioni - sbotta Andrea Molinari -. Chiediamo solo una deroga al divieto di caccia per 10 anni sui boschi per gli ungulati e la selvaggina migratoria di passo». Gli fa eco Bruno Venuti, presidente regionale di Libera caccia: «Pretendiamo il rispetto integrale della legge sugli incendi che obbliga i Comuni a tabellare le zone di divieto». Sono quelle promesse difficili da mantenere.