Regione Lazio, è il giorno decisivo Il Tar può far ripetere le elezioni

Oggi il verdetto: se il tribunale conferma la prima valutazione, si tornerà a votare

Fabrizio de Feo

da Roma

Ricordate l’infinita e pirotecnica querelle sull’estromissione dalle elezioni regionali della lista di Alessandra Mussolini? Le quasi mille firme false rinvenute dai giudici e il «soccorso rosso» concesso da consiglieri comunali e assessori di centrosinistra puntuali nel certificare i moduli di Alternativa sociale - per inciso il contenitore politico della destra estrema - in vista delle elezioni regionali dell’aprile scorso? Ebbene quel capitolo della nostra storia politica potrebbe improvvisamente riaprirsi e il Lazio potrebbe tornare a votare per la Regione.
La chiave per spalancare la porta elettorale sta nelle mani dei giudici che oggi dovranno pronunciarsi sul ricorso presentato da un elettore, Camillo Scoyni, che ha chiesto l’invalidazione della proclamazione degli eletti del 3 e 4 aprile scorso e dunque l’annullamento della competizione elettorale. Il Tar, secondo le indiscrezioni, potrebbe dargli ragione. Perché i giudici che oggi dovranno decidere sul ricorso hanno già affermato in precedenza che Alternativa sociale ha partecipato illegittimamente alle elezioni regionali del Lazio. E perché la legge invocata dal ricorrente in caso di illegittima partecipazione alle elezioni non richiede per l’annullamento delle elezioni la dimostrazione che senza quella partecipazione illegittima il risultato elettorale finale sarebbe stato differente.
La vicenda prende le mosse dal provvedimento di esclusione della lista di Alternativa sociale decretata dalla Corte di appello di Roma. Per chiedere la sospensiva di quel provvedimento Alessandra Mussolini propose ricorso al Tar. Il Tar le diede torto. Ma, in sede di appello al Consiglio di Stato, ad Alternativa sociale fu consentito di partecipare ugualmente alla competizione elettorale. Poi, il 27 giugno, dopo che l’avvocatura dello Stato aveva prodotto i risultati delle indagini fatte dalla Procura della Repubblica - indagini da cui emerse che la maggior parte delle firme di Alternativa sociale erano false - Alessandra Mussolini dichiarò di non avere più interesse a ottenere una sentenza.
Il Tar si pronunciò con la sentenza numero 5567/05. A pagina 18 i giudici amministrativi confermavano quanto sostenuto dai difensori del candidato della Lista Storace Marco De Vincentiis. E cioè che la sentenza di improcedibilità confermava il provvedimento di esclusione in Corte d’appello. In altri termini, i giudici che oggi dovranno decidere sul ricorso presentato da Scoyni hanno già affermato che Alternativa sociale ha partecipato illegittimamente alle elezioni regionali del Lazio. Il risultato della battaglia giudiziaria, a questo punto, sembrerebbe scontato: la legge sulla illegittima partecipazione alle elezioni costituisce infatti una garanzia a tutela del sistema democratico. E dunque non prevede che per l’annullamento delle elezioni sia necessario dimostrare che, senza quella partecipazione, il risultato elettorale finale sarebbe stato differente: per dirla in termini giuridici, non richiede la cosiddetta «prova di resistenza».
In ogni caso, che la partecipazione della lista di As alle elezioni abbia influito materialmente sul risultato finale si evince facilmente dai dati pubblici del ministero dell’Interno. Come riporta l’agenzia Adnkronos, con 45.456 voti i Comunisti italiani non hanno visto attribuirsi in prima battuta nessun seggio e tutti i voti sono finiti nel calderone dei resti. Allo stesso modo la Lista Storace, con 136.304 voti e un quoziente elettorale circoscrizionale pari a 45.825, avrebbe avuto due seggi pieni e 44.654 voti nel calderone dei resti. Ipotizzando che, in assenza di As, i suoi elettori non sarebbero andati a votare, il quoziente elettorale romano si sarebbe ridotto infatti a 45.336. Il che avrebbe significato tre seggi pieni per la Lista Storace e un seggio pieno per i Comunisti italiani. La composizione del consiglio regionale, insomma, sarebbe stata diversa da quella attuale. Una circostanza che fa cadere l’argomento, piuttosto gettonato, dell’«irrilevanza» della lista della Mussolini ai fini del risultato finale. E apre la strada per il ritorno al voto nel Lazio.