Regione, la maggioranza si spacca sul vento e gli insulti a Napolitano

(...) in consiglio regionale, dove, fra solidarietà al Capo dello Stato, legge elettorale e impianti eolici, poteva anche consumarsi l’ultimo atto della recita a soggetto che contraddistingue da mesi il centrosinistra di lotta (in piazza) e di governo (in via Fieschi). E se «poteva consumarsi», ma non si è effettivamente consumato quest’ultimo, auspicabile atto della recita, è solo per la bella furbata di costringere il presidente dell’assemblea legislativa della Liguria, il buon Mino Ronzitti, a rimandare i lavori alla prossima puntata. Tutto per la richiesta di alcuni settori della maggioranza (in minoranza), condivisa da altri settori della stessa maggioranza (in minoranza).
L’imbarazzo, diciamo così, tra le file del centrosinistra - tra cui si colloca a pieno titolo Italia dei valori - è serpeggiato già in apertura di seduta, quando Ronzitti ha condannato gli attacchi rivolti da Antonio Di Pietro contro Giorgio Napolitano, definendoli una «aggressione gratuita e infondata», e ha rinnovato i sentimenti di stima e l'apprezzamento «di tutto il consiglio regionale» al Capo dello Stato per il suo ruolo di «supremo e imparziale garante». Secondo Ronzitti, «non è infatti in discussione la libertà di critica, da sempre costituzionalmente garantita, quanto l'aggressione pregiudiziale, tanto gratuita quanto infondata nei confronti della prima carica dello Stato che ne rappresenta l'unità e per unanime riconoscimento mai è venuto meno al rigoroso rispetto delle funzioni e delle prerogative che la Carta fondamentale gli attribuisce. Il brandire la libertà di critica come strumento di pretestuosa aggressione - ha concluso il presidente dell’assemblea - non ha nulla a che vedere con la dialettica democratica e ciò è tanto più grave quando si vuole arbitrariamente trascinare una alta funzione di garanzia nello strumentale scontro politico e si pretende di farlo grottescamente in nome del principio di legalità».
Ma il vero problema è esploso subito dopo, quando si trattava di discutere sulla soluzione-4 per cento, cioè lo sbarramento al 4 per cento, previsto dal disegno di legge nazionale per le elezioni europee (ma di possibile introduzione in Regione), sotto la quale i partiti non avrebbero rappresentanza al Parlamento di Strasburgo. A sparare a zero, neanche a dirlo, sono stati i gruppi, in testa Rifondazione comunista, che hanno forti dubbi, per non dire la certezza, di restare fuori. E ancora prima dell'inizio della discussione, Marco Nesci, capogruppo di Rifondazione comunista, anche a nome degli altri gruppi della sinistra radicale Verdi, Comunisti Italiani e Unione a Sinistra, ha chiesto la sospensione della seduta: «Il provvedimento - ha spiegato Nesci - sarebbe un grave attacco alla democrazia voluto in prima persona da Walter Veltroni, capo del Pd, per contenere il calo elettorale previsto per il suo partito». Intanto i consiglieri della sinistra radicale, compreso l'assessore all'Ambiente Franco Zunino e il presidente della commissione Ambiente e Territorio Carlo Vasconi, hanno esposto cartelli con la scritta «Sbarramento in corso». La protesta è stata condivisa anche da Roberta Gasco (Gruppo Misto, Udeur).
Il presidente Ronzitti ha temporaneamente sospeso i lavori e convocato la riunione della conferenza dei capigruppo. Ma alla ripresa, gli altri nodi sono venuti al pettine. Ancora Nesci ha presentato la richiesta formale di far slittare l'esame di due provvedimenti in discussione: la modifica della legge regionale sull’accoglienza e l'integrazione sociale degli immigrati (bloccando la possibilità di creare Centri di raccolta in Liguria) e la proposta di aggiornamento degli obiettivi del Piano energetico ambientale per l'energia eolica, con individuazione dei siti idonei all'installazione di impianti eolici (pale a gogo, che vuole Legambiente, ma rifiutano il Wwf e Italia Nostra).
Risultato: pausa forzata e rinvio della seduta a martedì prossimo. «Una vergogna - tuona Gabriele Saldo, capogruppo di Fi-Pdl - che non serve a nascondere le spaccature del centrosinistra. È invece un segnale di scarsa responsabilità e senso delle istituzioni. D'altra parte evidenziamo che il Gruppo Idv è in rotta con il Pd, anche a livello regionale, tanto che l'esponente del partito di Di Pietro non ha partecipato ai lavori del consiglio. A dimostrazione che anche su questo fronte la maggioranza è spaccata. Noi siamo usciti dall’aula prima del voto per non fare da stampella alla maggioranza». Dal canto suo il consigliere Matteo Rosso (Fi-Pdl) dichiara: «La maggioranza non ha più i numeri: si voti a giugno. È irresponsabile tenere in stallo provvedimenti importanti come il piano sociosanitario per dare la precedenza alla proposta di legge sui Cpt voluta da Rifondazione o alla proposta di legge sui transessuali voluta dai Verdi». Gianni Plinio (An-Pdl) parla di «sceneggiata di sconcertante gravità, di aula alla mercé di comari da ballatoio, di centrosinistra diviso a Roma e a Genova, di vergogna», mentre Angelo Barbero (Fi-Pdl) sottolinea «la paralisi dell’assemblea legislativa per colpa grave del mancato accordo tra Pd, Verdi e estrema sinistra».
Nelle stesse ore il presidente della Regione Claudio Burlando ha scritto al ministero del Lavoro, cui fa capo l'ente Ipsema, chiedendo di affrontare il contenzioso che si è aperto a Genova con un gruppo di inquilini. Si tratta di cittadini che abitano in uno stabile di Sampierdarena, di proprietà dell'Ipsema, che però ha messo in vendita gli alloggi su cui gli inquilini hanno diritto di prelazione.