Regione: meno aziende, più poltrone

I proclami della giunta Marrazzo che annunciano una riduzione dei cosiddetti «costi fissi» della politica non rispondono, nei fatti, alla realtà. Altro che sfoltimento di poltrone e ridimensionamento delle società regionali... Nel futuro più prossimo si andrà ad attuare quel progetto, peraltro già previsto da una legge regionale di fine 2006, che delinea l’aumento delle direzioni generali negli assessorati della Sanità, dell’Istruzione e del Bilancio.
Qui, per alimentare la già pingue macchina amministrativa, si farà incetta di nuovi dirigenti e funzionari. Insomma, la politica delle chiacchiere che tiene banco in Regione sembra andare ad alimentare la proliferazione delle poltrone: laddove ci si avvaleva di una sola direzione per gestire un dipartimento amministrativo ne serviranno due, tre e così via crescendo con le spese accessorie.
Vale a dire che per lubrificare i nuovi ingranaggi si dovrà mettere in conto l’esborso di nuove risorse finanziarie. Intanto però, fin da ora, ci si può apprestare a fare i primi calcoli. Già, perché le prime poltrone sono state appena istituite. Si tratta solo di assegnarle ma, nel periodo della scadenza burocratica dell’assestamento di bilancio (che solitamente cade tra la fine di luglio e i primi di agosto), si sapranno pure i nomi dei selezionati. Infatti il bando di concorso per designare chi sarà il direttore alle risorse umane e finanziarie del Servizio sanitario regionale e il direttore all’istruzione, programmazione dell’offerta scolastica e formativa è in pubblicazione.
Per la retribuzione dei nuovi dirigenti l’erario regionale dovrà impiegare 142mila euro annui per ognuno, più gli oneri accessori e i benefit rituali: auto blu e un «adeguato» servizio di segreteria, solo per accennarne alcuni.
Eppure quest’impegno di spesa sarebbe una bazzecola perché «stanno per arrivare altre piccole rivoluzioni che comprenderanno nuovi incarichi dirigenziali regionali e, per citarne alcune - accusa il capogruppo regionale dei Socialisti riformisti, Donato Robilotta - basta sapere che la società Lait, ex Laziomatica, si appresta a modificare lo statuto per prevedere oltre alla figura del presidente anche quella di un amministratore delegato: aumentando le poltrone si riuscirà a sistemare più amici possibili con tanto di servizi di segreteria e funzionariati. Inoltre per l’assessorato alla Sanità tra breve si potranno contare altre due direzioni oltre a quella esistente e a quella appena istituita. Così pure per l’assessorato al bilancio: quattro direzioni anziché due».
In pratica anche se la giunta Marrazzo avvierà il processo di riordino delle società «in house», si andranno a creare opportune ricollocazioni di sedi amministrative che, a occhio e croce, manterranno la spesa regionale stimabile attorno allo stesso ordine di grandezza.
Valutazioni azzardate? Neanche per sogno, perché le ipotesi diventano certezze quando si va ad analizzare la proposta di legge sulle norme generali delle agenzie regionali. «Nel documento ci sono evidenti crepe - interviene critico Robilotta -. La proposta di legge definisce le agenzie e permette di decidere quali delle attuali società vengono trasformate e quali assumono altra connotazione però, per come è formulata, permette che il direttore regionale a capo della struttura può essere nominato all’esterno dell’amministrazione. Insomma da un lato si dice di razionalizzare le agenzie per ridurre le spese, dall’altro si lascia aperta la porta ai nuovi ingaggi».