Regione Morassut impone il rimpasto nel Pd scoppia la zuffa

La sostituzione di un assessore dei Comunisti italiani con uno dell’Italia dei Valori e un cambio di nomi all’interno del Partito Democratico in favore della componente popolare. Questo il rimpasto della giunta Marrazzo che, annunciato da tempo, si è concretizzato ieri mattina scatenando una bufera all’interno del Pd regionale. E la durissima reazione dei Comunisti italiani che minacciano: «Mai più alleanze nel Lazio col Pd». Ma anche l’opposizione di centrodestra non è stata tenera: chi ha parlato di «big bang» della maggioranza marrazziana, come Fabio Desideri dei Cristiano popolari, chi ha fatto notare, come il capogruppo di Fi Alfredo Pallone, che «Marrazzo è arrivato ormai al capolinea ed è stato commissariato da una corrente del Partito democratico». Per Donato Robilotta, dei Socialisti riformisti, «la cosa migliore da fare in un momento come questo, è staccare la spina e andare subito al voto».
Per la cronaca, nella compagine governativa del Lazio entrano l’avvocato Vincenzo Maruccio (Idv), nominato neo assessore alla Tutela dei Consumatori al posto di Mario Michelangeli (Pdci), e il presidente della Provincia di Frosinone Francesco Scalia (Pd), delegato al Personale e al Patrimonio al posto di Marco Di Stefano (Pd). Una decisione presa dal presidente Piero Marrazzo che ha destato i malumori non solo degli assessori uscenti, ma anche di alcune frange del Pd che non hanno gradito nè la nomina Scalia nè il ruolo giocato nel rimpasto dal segretario regionale Roberto Morassut.
Morassut, infatti, solo ieri aveva proposto a Marrazzo «l’avvicendamento» in giunta tra Scalia e Di Stefano. «Un diktat illegittimo a cui Marrazzo ha sbagliato a cedere» secondo l’assessore al Turismo e esponente dell’ala dalemiana del Pd Claudio Mancini che, a poche ore dal rimpasto, ha chiesto le dimissioni del veltroniano Morassut o, in alternativa, il commissariamento per il Pd del Lazio e ha avanzato una velata candidatura alle primarie di ottobre per la segreteria regionale.
Il rimpasto di Marrazzo è stato duramente criticato anche dal deputato e ministro ombra del Welfare per il Partito Democratico Enrico Letta, a cui è legato l’ex assessore Di Stefano che ha commentato: «L’autolesionismo del Pd laziale lascia senza parole. Vorrei sapere, in questo momento in cui la politica è così screditata, come spiegheranno ai cittadini i motivi di rimpasti a un anno dal voto, che non sono comprensibili se non con logiche antiche di spartizioni di posti tra correnti».
Quanto ai nuovi assessori a cui il presidente Marrazzo ha augurato un «buon lavoro», se Maruccio si è detto «soddisfatto per l’Italia dei Valori, a cui viene riconosciuto il diritto a essere parte del governo di questa Regione», Scalia ha tenuto a ringraziare sia Marrazzo che Morassut promettendo di portare in giunta «l’esperienza di 15 anni di amministrazione, cinque da sindaco e 10 da presidente della Provincia».