La Regione: no ai «villaggi rom» di Penati

Anche la sinistra attacca il presidente diessino della Provincia. Sul «Manifesto» di ieri la critica più forte: ha chiesto l’aumento delle forze dell’ordine a Milano per motivi elettorali

Gianandrea Zagato

Affrontare l’emergenza clandestini fuori dalle secche del buonismo non è impresa facile. Se ne sta rendendo conto anche Filippo Penati. Che finisce nel mirino de il Manifesto per aver richiesto «più forze dell’ordine a Milano», pure tirando in ballo la filosofia di Rudolph Giuliani. Scelta politica, quella sul fronte della sicurezza, che, secondo il quotidiano, ha un solo scopo: «Guadagnare consensi».
Operazione per raccattare voti senza però far seguire i fatti alle parole, come denuncia Alleanza nazionale: «Non basta dire stop con i campi abusivi, con le situazioni come Capo Rizzuto o Triboniano se poi - per garantire legalità, pulizia e ordine - non si mobilita la propria polizia». Annotazione firmata da Roberto Alboni, capogruppo regionale di An, che tira per la giacchetta Penati affinché «mandi i suoi agenti a controllare quegli spazi dove non si rispetta la legge». Invito che segue una nota dell’assessore regionale al Territorio, Davide Boni: «Dopo aver letto la proposta del presidente della Provincia di Milano - che, utilizzando anche i fondi previsti nella legge regionale 77/89, intende costruire nuovi campi per i nomadi - non ho potuto far altro che imbustarla e rispedirla al mittente». Motivo? «Il protocollo Penati non risolve, anzi aggrava l’emergenza, con la trasformazione dei campi di transito o di sosta in “villaggi” fissi».
Dettaglio, diciamo strutturale, di un progetto che, ancora ieri, l’inquilino di Palazzo Isimbardi poneva come base «per la soluzione del problema»: «Le istituzioni tornino a sedersi intorno a un tavolo ripartendo dalla proposta che già abbiamo illustrato» perché «l’intervento delle forze dell’ordine non basta» e la discesa in campo «della Protezione civile di via Barzaghi è solo una soluzione tampone». Constatazione, quest’ultima, condivisa dall’amministrazione comunale che «forte del disagio e delle lamentele dei cittadini preoccupati dagli insediamenti abusivi» per voce dell’assessore alla Sicurezza Guido Manca chiede alla Provincia «di aiutare i rom non solo con le belle parole o distribuendo acqua e coperte ma trovando nuove sistemazioni alloggiative provvisorie». Già, «tutti i nomadi che abbiamo ospitato nel centro della Protezione civile di via Barzaghi, alle primi luci dell’alba se ne sono andati». Uscita «spontanea» per spostarsi «nel campo degli abusivi di via Triboniano», ovvero ancora immersi in un clima di degrado sociale all’interno di un territorio fuori controllo, abitato da bande organizzate e dedite a traffici illeciti. Situazione che, quindi, ha spinto don Virginio Colmegna a garantire - «affrontando le questioni in modo concreto» - non solo un pasto caldo ai rom, «ma se c’è bisogno anche un posto dove stare durante il giorno», mentre Palazzo Marino per la notte ha riaperto le porte della struttura della Protezione civile di via Barzaghi, «in attesa che Penati trovi loro adeguata sistemazione nei paesi limitrofi».
Odissea dei rom e del loro dramma umano che, chiosa Manca, non «ci trova insensibili» e, nel contempo, non «ci impedisce di affrontare la questione con i fatti e non con le parole».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it