La Regione non paga. E non pagherà

L’impatto che il decreto «congela crediti sanitari», in votazione al Parlamento già nei prossimi giorni, avrebbe sulle imprese che operano nel campo dei servizi assistenziali continua a sollevare forti preoccupazioni tra le stesse aziende nonché sul personale dipendente. Eppure stando ai proclami della giunta Marrazzo «si vanno a consolidare risultati positivi». Non si direbbe: basta farsi un giro sul portale della Regione per stanare quanti impegni, poi disattesi, la giunta ha sottoscritto in 2 anni di governo, con le aziende creditrici di beni e servizi sanitari.
Impegni contraddistinti da un solo denominatore: la regione Lazio non paga le forniture sanitarie da 15 mesi. Ma non è bastato ed ecco l’epilogo: quel provvedimento parlamentare che, una volta approvato, darà facoltà «legittima» alla Regione di non pagare quegli stessi fornitori per altri 24 mesi. Già s’era avuto sentore che un provvedimento del genere fosse prima o poi varato visto che proprio a fine marzo il capogruppo regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone, aveva denunciato con un’interrogazione minuziosa il rischio che i crediti sanitari vantati dai fornitori per 6.240 milioni di euro non potessero essere pagati. Così è stato.
Ma c’è di più perché «la realtà che emerge è ancora più grave e, cioè - asserisce l'azzurro - la volontà del Governo nazionale di privare tutti i fornitori della possibilità di recuperare gli importi dovuti facendo ricorso ad azioni esecutive». Altro che «disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi» come si intitola il provvedimento generale, ciò che emerge dopo la divulgazione dell’emendamento è «una forte preoccupazione sui crediti pregressi anche se - fanno sapere dall’Asfo Confcommercio del Lazio, l’associazione che raccoglie oltre il 50 per cento dei fornitori ospedalieri locali - rimaniamo confortati dall’ultimo accordo fatto con la Regione di recente che impegnava l’ente territoriale a pagamenti scadenzati».
Già, un altro impegno ma per l’aria che tira sarebbe il caso di stare sul chi va là. Motivo? L’insolvibilità delle imprese del Lazio. «Con questi provvedimenti la Giunta Marrazzo sta dando un’immagine fallimentare della sanità laziale e della validità del piano di rientro del deficit sanitario - incalza Pallone -. Circa 700 aziende saranno costrette a licenziare personale perché impossibilitate a pagare gli stipendi né, a causa di questo provvedimento dai chiari profili incostituzionali, potranno cedere i crediti a terzi per salvare l'attività. Il risultato sarà quello di strangolare uno dei settori centrali della sanità laziale: i fornitori di lungo corso, che non potranno recuperare i crediti, non presteranno più servizi e, i potenziali nuovi fornitori si faranno indietro ben sapendo che la Regione non è solvibile».