Regione, ora la politica sanitaria la fa il Tar

La gestione della politica sanitaria procede a colpi di ricorsi al Tar. Dopo il ricorso vinto da Aris, Anisap e Federlazio (associazioni dell’ambulatorietà convenzionata) è la volta dell’Aiop (associazione delle ospedalità private). Ieri, il Tar del Lazio accogliendo il ricorso dell’Aiop ha sospeso, con un apposito pronunciamento estemporaneo, quei provvedimenti licenziati quattro mesi fa dall’esecutivo regionale e che imponevano all’ospedalità convenzionata il ribasso delle tariffe per le prestazioni sanitarie offerte.
Un’altra tegola per la giunta Marrazzo. Infatti la decisione del Tar crea un ulteriore buco di 204 milioni di euro che la Regione, a sentenza emanata, dovrà rifondere nelle casse delle case di cura e che fino a oggi erano invece rimasti nelle casse regionali. Non è escluso a questo punto che l’amministrazione regionale si debba adoperare tra qualche mese con una manovra aggiuntiva e qualche ritocco di cassa per coprire il nuovo debito. «È evidente infatti - taglia corto il vicepresidente della commissione Sanità, Stefano De Lillo (Forza Italia) - che ora si apre un interrogativo su quali mezzi adotterà la Giunta per il ripiano del deficit, lasciato proliferare e aggravato dai risarcimenti da pagare per le bocciature del Tar». Un interrogativo che non ha risposta se non nell’ipotesi di trattativa e che per il presidente dell’Aiop si presenta a senso unico.
«L’Aiop - avverte il presidente Mauro Casanatta - sarebbe disposta a ritirare i ricorsi ma solo in virtù di un provvedimento che dia sicurezza e certezza per il futuro. Il Tar ha riconosciuto ai ricorrenti un danno grave e irreparabile, concedendo la sospensiva. Ora ci aspettiamo un ritorno allo stato del 2006 o, quantomeno, una nuova delibera. Siamo disposti a ritirare i ricorsi del 2007 ma vogliamo sicurezza per il futuro. I sacrifici del piano di rientro vanno distribuiti equamente tra pubblico e privato, non possiamo pagare solo noi».
E non è finita qui. Anche i laboratori privati sono sul piede di guerra. «Gli oltre 300 laboratori privati accreditati del Lazio appartenenti all’Anisap - annuncia il presidente dell’Anisap Lazio, Vittorio Cavaceppi - presenteranno un ricorso urgente all’Antitrust: la Regione Lazio vuol porre la rete di laboratori pubblici in una posizione dominante, ci auguriamo un intervento tempestivo da parte del garante». Ieri infatti era in programma un nuovo incontro con l’assessore alla Sanità della Regione, Augusto Battaglia, per discutere il riordino della rete dei laboratori ma la Regione lo ha rinviato per la terza volta. È arrivata invece l’approvazione della delibera che elimina i laboratori privati accreditati nella Regione Lazio. «A questo punto - affermano Anisap e Federlazio in una nota - le strutture private accreditate devono purtroppo constatare la totale inaffidabilità dell’attuale governo regionale e la necessità di dover agire in via giudiziaria. Verrà pertanto convocata nei prossimi giorni un’assemblea per valutare la ripresa dello sciopero, per fare eseguire coattivamente la sentenza del Tar, per predisporre le azioni per il risarcimento dei gravissimi danni provocati dall’adozione degli illegittimi provvedimenti nazionali e regionali, per dare mandato ai legali di predisporre un nuovo ricorso al Tar Lazio contro un piano che prevede l’espropriazione di decenni di professionalità ». Lapidario De Lillo: «I laboratori privati costano meno e offrono un servizio capillare sul territorio: dichiarargli guerra dimostra che la giunta regionale è affetta da sindrome di Tafazzi».