Regione, un pc per frenare il deficit

Per rimediare al flop annunciato del piano di rientro dal deficit finanziario condiviso dal ministero dell’Economia, la giunta regionale guidata da Piero Marrazzo ora cerca di correre ai ripari avvalendosi di un consigliere digitale. Ma queste metodologie, che dovrebbero essere volte a favorire il contenimento della spesa, sono state sbandierate come in via di attuazione più di un anno fa dal governatore Marrazzo e dall’assessore alla Sanità Augusto Battaglia in diverse occasioni. Vale a dire che a oggi avrebbero dovuto costituire un progetto ormai in fase avanzata di realizzazione.
Macché. Sia per quanto riguarda lo studio della centralizzazione degli acquisti da parte della Regione, degli enti dipendenti e delle società a partecipazione regionale, sia per il cruscotto per il monitoraggio della spesa - che sono appunto i due progetti da realizzare - siamo ancora in alto mare.
Anzi c’è di più, solo a fine luglio è stato dato il mandato alla società Lait (ex Laziomatica) di procedere all’avvio di uno studio che consentisse di approvare la fattibilità della proposta politica sul cruscotto della spesa, in modo da rendere possibile la realizzazione degli strumenti di controllo per quanto riguarda il monitoraggio delle attività di governo. C’è da aggiungere che questa trovata dovrà essere funzionale alla presidenza della Regione e alla struttura operativa del segretariato generale. Quindi una sorta di sistema di controllo sulla politica gestionale.
Quanto alla seconda proposta di risparmio, quella sulla centrale unica di acquisto, servirà a strutturare una piattaforma operativa per l’intermediazione digitale che dovrebbe portare un netto risparmio sia sui beni e servizi sanitari che costituiscono l’esborso regionale più cospicuo ma pure per le altre categorie di prodotti. Progettualità a parte, l’operazione, vista da vicino, oltre alla digitalizzazione non sembra dare risposte concrete di risparmio. Non dimentichiamoci che la Regione Lazio viaggia, nel comparto socio-assistenziale, sui 700mila euro di debito all’anno per cui servirebbe un progetto che comprenda qualcosa di più di una piattaforma web. E invece è in quello che si confida.
Proprio il cruscotto di governo avrebbe come obiettivo principale «il controllo delle attività della presidenza e della vicepresidenza, il funzionamento e l’operatività delle strutture», oltre al fatto che dovrebbe servire a «fornire una vista aggiornata sullo stato di avanzamento dei principali progetti della regione, ottenere segnalazioni in caso di insorgenza di criticità e agevolare il funzionamento delle attività di consultazione della presidenza e del suo staff». Spesa totale 60.755 euro per quella che è qualcosa di simile a un mentore digitale. Chissà se Piero Marrazzo quando aveva annunciato il progetto del cruscotto della spesa ai primi di giugno 2006, ossia in occasione dell’annuncio di affiancamento del Lazio da parte del ministero dell’Economia, pensava a una realtà simile. Allora l’argomento principe che più volte da quell’occasione portò avanti il governatore riguardava la regolamentazione della spesa sanitaria. Una spesa che però in due anni è lievitata di 1.400 milioni di euro. E quanto agli altri capitoli di spesa? Per quanto riguarda il risparmio sui costi della macchina regionale, tra commissioni ed enti superflui, nessuna decisione è stata presa. Almeno fino in fondo. Rimangono in piedi, infatti, solo le proposte.