Regione, porte aperte al Dalai Lama Poi il bagno tra i fedeli al Palasharp

Durante l’incontro ufficiale con Formigoni Tenzin Gyazo invita a educare la Cina alla democrazia

Lunga tunica amaranto e arancione. Braccia scoperte, ai piedi solo un paio di sandali infradito, in mano una lunga sciarpa bianca - katà - simbolo di pace e buona volontà. È il dono del Dalai Lama al presidente della Regione Roberto Formigoni. È stato lo stesso Tenzin Gyazo, quattordicesimo capo dei buddisti tibetani, a metterla intorno al collo del governatore. Primo atto della visita ufficiale al Pirellone, cominciata alle 8.30 di ieri mattina e durata circa tre quarti d’ora. Un incontro «lungo, cordiale e approfondito», ha commentato Formigoni. Occasione per discutere temi cari al Dalai Lama: i valori dell’uomo e i diritti di libertà, l’armonia fra le religioni e la pace fra i popoli, il tormentato rapporto fra Tibet e Cina e il futuro dei rapporti fra il Paese asiatico e l’occidente.
«Ho ricevuto ufficialmente il Dalai Lama come ho sempre fatto e sempre continuerò a fare - spiega Formigoni -, non ho mai negato colloqui con chiunque lo chieda. Oggi abbiamo discusso di pace e diritti umani, e solo dopo mie insistenti richieste sulle prospettive politiche del Tibet Tenzin Gyazo ha ribadito che il popolo tibetano chiede autonomia, non indipendenza». Il governatore ha poi aggiunto di non volersi pronunciare sulle scelte della Cina, del Dalai Lama e del suo popolo. «Pochi giorni fa - ricorda - ho ricevuto il console cinese a cui ho confermato la nostra volontà di proseguire e incrementare i rapporti di amicizia e collaborazione già avviati».
L’unico colloquio ufficiale con i rappresentati delle istituzioni milanesi si è svolto al trentesimo piano del Pirellone, nella Sala delle udienze. Il Dalai Lama era accompagnato da alcuni collaboratori e due monaci. Il presidente della Regione dagli assessori Bresciani, Buscemi, Cattaneo e Pagnoncelli. Al centro del dibattito i rapporti con la Cina. «L’occidente - afferma Formigoni - è stato molto aperto con questo Paese, che è entrato nel Wto e organizza le Olimpiadi, ora dobbiamo chiedere uno sforzo per aprire la società, chiedendo il rispetto delle regole della democrazia e dei diritti dell’uomo».
Il Dalai Lama si è soffermato proprio sul principio della democrazia, spiegando che il ruolo dell’occidente deve essere quello di «educare la Cina ai principi della democrazia». «Per il Dalai Lama - prosegue Formigoni - la Cina è un Paese di antica e grande tradizione e cultura e deve stare a pieno titolo nel flusso delle relazioni economiche mondiali. Ma se trascurerà la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà democratiche, produrrà conseguenze negative per la sua stessa economia e per il suo popolo».
L’incontro è stato anche l’occasione per ribadire - come già era successo il giorno prima - l’importanza, per i fedeli, di seguire la religione dei propri padri, «solo più avanti - spiega, infatti, il capo dei buddisti tibetani - si può passare ad altre opzioni religiose». Al termine della visita, intorno alle 9.30, un nuovo scambio di doni. Un libro - «La via dell’amore» - da parte del Dalai Lama che, sul registro degli ospiti ha scritto di suo pugno un augurio alla Regione perché «possa avere sempre un futuro prospero e felice e un progresso senza ostacoli in ogni campo». Il governatore ha risposto con la rosa camuna, simbolo della Lombardia, nella versione artistica di Giò Pomodoro. Pochi minuti più tardi, il Dalai Lama è arrivato al Palasharp, dove ha abbracciato una folla di migliaia di fedeli e ha dato il via alla tre giorni di lezioni e incontri.