La Regione «scippa» i corsi alle scuole

La Confcommercio e la Confesercenti del Lazio hanno ricevuto in esclusiva, dalla Giunta regionale, l’attuazione dei corsi di formazione professionale nel settore del commercio per l’attività di somministrazione al pubblico degli alimenti e delle bevande. In esclusiva, e quindi incassando mille euro più Iva da ogni iscritto, e con l’aggiunta di un contributo di un milione e mezzo di euro, concesso dalla Regione con la stessa delibera di Giunta, numero 567 del 5 settembre scorso (ratificata da una legge regionale approvata in Consiglio il 16 novembre scorso), che la maggioranza di centrosinistra sta invece cercando di far passare come quella che elimina il pane e il coperto dal conto dei ristoranti.
A pagare il conto, invece, sono ora le decine di scuole di formazione presenti in tutto il Lazio e regolarmente autorizzate dalla Regione che, dopo 15 anni, di punto in bianco sono state private della possibilità di compiere questi corsi, con gravi ricadute occupazionali. E il conto lo pagheranno molto presto (i nuovi corsi inizieranno a metà gennaio) tutti coloro che vogliono aprire un bar o un’attività similare, o magari cedere l’attività a un figlio, e che per sostenere questi corsi si sono già visti chiedere dalla Confcommercio mille euro più Iva e 150 euro al momento dell’iscrizione, a fronte dei 575 euro (in esenzione Iva) che fino a pochi mesi fa chiedevano invece le scuole accreditate. Scuole che hanno anche speso 12.000 euro ciascuna la prevista certificazione di qualità Iso-9001.
Ma la vicenda proprio in questi giorni è finita davanti al Tar di Latina, per un primo ricorso presentato da tre scuole professionali della provincia di Frosinone, mentre anche la Cisl regionale e l’Asip, l’associazione delle scuole e degli istituti professionali, hanno preso una dura posizione. L’Asip, in particolare, parla di «operazione politica senza precedenti, incostituzionale, contro ogni principio di garanzia di libertà, contro ogni logica di trasparenza e di liberalizzazione. La delibera contrasta con il principio di libertà allo studio sancito dalla Costituzione e monopolizza, senza alcuna giustificazione, l’attività di formazione professionale nel settore del commercio e quindi è palesemente contraria al principio ispiratore della legge- Bersani». L’Asip contesta e denuncia la decisione della Giunta regionale, presa su proposta dell’assessore Francesco De Angelis, anche per quanto riguarda lo stanziamento di un milione e mezzo di euro a favore dei Cat, i Centri di assistenza tecnica di Confcommercio e Confesercenti: «Non è stato effettuato alcun pubblico avviso o bando per essere ammessi alla gestione di questo denaro pubblico».
La Cisl del Lazio, con una nota a firma del segretario regionale della federazione venditori ambulanti Vittorio Baglioni, ha intanto chiesto un incontro all’assessore alla Formazione Silvia Costa, aggiungendo un altro particolare, di non poco conto: la Confcommercio ha ridotto a 92 ore di frequenza il corso (rispetto alle 120 delle scuole accreditate) ed è arrivata a chiedere anche 1.200 euro ad ogni utente. La convenzione che la Regione ha firmato con le due organizzazioni, aggiunge la Cisl «prevede inoltre a carico di tutta la collettività e di noi cittadini un contributo annuo di 500 euro a crescere per coloro che frequenteranno i corsi previsti presso Confcommercio e Confesercenti». Il conto, insomma, cresce e di parecchio. Altro che pane e coperto.