Regione, se lo stretto aiuta le larghe intese

Primo giorno di scuola nella nuova sede fra chi protesta e chi si emoziona

(...) Loro, i consiglieri che ieri per la prima volta, causa lavori in corso nella Sala verde di via Fieschi, si son riuniti nel Salone Maggiore di palazzo Spinola, hanno reagito come ci si aspettava da ognuno, e cioè con le estremità insofferenti e il centro perfettamente a suo agio, mai visto un Fabio Broglia dell’Udc tanto sorridente né un Gianni Plinio di An tanto imbarazzato. Mai vista, anche, tanta puntualità, per la gioia del severissimo presidente Mino Ronzitti: mezzora prima erano già tutti lì. Speravano di fare la corsa al posto, ma son rimasti delusi, che Mino il Re dell’assemblea ha giocato d’anticipo, assegnando già il giorno prima il posto a ognuno, e naturalmente a se stesso, il suo nome era scritto più grande degli altri, anche di quello del presidente della giunta Claudio Burlando, ma tanto lui ieri non c’era. Alle poltrone han pensato i messi: per i due presidenti le hanno scelte più sontuose rispetto a quelle destinate ai consiglieri semplici.
Frustrato il desiderio di scegliersi la postazione, è rimasto quello di aggiudicarsi il primo intervento nella nuova sala. Pronti posti via ha vinto Plinio, c’era da aspettarselo, che battendo tutti sul tempo ha inforcato il microfono claustrofobico: «Presidente, io sono di destra, ma mi trovo qui posizionato al centro fra l’Udeur e l’Udc, mentre avrei dovuto trovarmi, se mai, dalla parte opposta di Rifondazione». Schiamazzi: «Dite a Plinio che è Fini che a livello nazionale si è spostato al centro» se la ride Marco Nesci il capogruppo di Rifondazione, «allora anche io vorrei segnalare che Franco Bonello, che pure è un ex Ds, è seduto più a sinistra di me» protesta l’assessore dei Comunisti Italiani Enrico Vesco, «e noi allora cosa dovremmo dire, che siamo fra Margherita e Udeur?» fa eco Cristina Morelli dei Verdi. «Intervento quantomai interessante da approfondire» ironizza ma senza sorridere Ronzitti. Il quale poi più volte chiede il rispetto della solennità del momento: «Fu in questo bellissimo salone che per la prima volta si riunì l’assemblea nel 1970, quando nacque la Regione. Ringrazio i presidenti del consiglio e della giunta provinciale Mauro Cavelli e Alessandro Repetto per l’ospitalità. E chiedo a tutti collaborazione per i disagi che certo non mancano, ma riguardano non tanto i consiglieri quanto i nostri collaboratori, costretti a darci supporto lontani dagli uffici».
Perché non è stata scelta una sede più grande, tipo palazzo Tursi? Presto detto: la Provincia offre il salone gratis, e in cambio riceverà in dono le nuove strumentazioni di registrazione e i nuovi schermi al plasma dei quali la Regione ha dovuto dotare la sala per svolgere le proprie votazioni. Il Comune, invece, favori non ne avrebbe fatti, e per ogni seduta avrebbe chiesto qualcosa come 2500 euro. Il brutto è che andrà avanti così fin dopo l’estate «e spero non oltre» ha polemizzato Ronzitti con la giunta, rea di non aver aperto i cantieri che rivoluzioneranno l’angusta sede di via Fieschi già prima di Natale. Del resto, ha scandito il presidente: «Non intendo avere a che fare con l’impresa che svolge i lavori, perché ci sono gli organi preposti. Chiedo solo che vengano portati a termine con serietà e in tempi brevi», non fosse altro che già il progetto della nuova sede non gli era piaciuto, troppo sfarzoso rispetto alla sobrietà «che è un mio chiodo fisso».
Per il resto il clima è da primo giorno di scuola. C’è il disguido dei disguidi: il presidente del consiglio provinciale Mauro Cavelli riesce a entrare in «casa sua» solo perché Plinio intercede per lui, le guardie non lo avevano riconosciuto. E c’è chi, come Franco Orsi di Forza Italia, si emoziona: da vicepresidente del consiglio sostituisce Ronzitti per un po’ e non c’è verso che termini un intervento senza impappinarsi, che prima storpia il cognome dell’azzurro Gino Garibaldi, poi da del lui a Cristina Morelli, infine segnala che «all’ordine del giorno c’è una mia interpellanza ma non la possiamo discutere perché io non ci sono, o meglio ci sono ma devo presiedere». Quanto ai contenuti, anno nuovo vita vecchia: si discutono interpellanze che il consiglio si trascina ormai dall’autunno scorso, si torna a litigare su Cristoforo Colombo, con Gino Garibaldi ad accusare la giunta per lo scarso rilievo della commemorazione del cinquecentesimo anniversario della morte, Gianni Plinio a denunciare lo smantellamento del Comitato Nazionale per le celebrazioni e l’assessore alla Cultura Fabio Morchio ad ammettere che sì, «l’occasione offerta dal cinquecentesimo anniversario della morte di Colombo per celebrare nel mondo il “genio italico” è stata in gran parte persa», ma a difendersi perché no, «non è stata colpa della Regione o del Comune di Genova», si pensi solo che «per l’Italia mi sono mosso io, per la Spagna direttamente il re». Tutto come da copione.