La Regione sogna i mulini a vento

(...) E poi tanti puntini rossi sparsi ovunque, giusto per impedire che nella restante parte di territorio qualcuno possa ipotizzare qualsiasi costruzione. Basta una chiesa, una stradina, un qualsiasi manufatto per identificare un’area protetta. Se in mezzo ai grilli e alle cicale può cavalcare il soldato diretto a Samarcanda, nessuno invece può pensare di edificare minicentrali energetiche alternative. «Si è arrivati al punto di vietare possibili aree per la presenza di questi insetti - spiega Franco Rocca, consigliere della Lista Biasotti - perché rappresentano il cibo preferito di molti uccelli, che verrebbero richiamati in zona». Ma la raffica dei divieti è davvero imbarazzante. «Questo piano è restrittivo e penalizzante per i nostri Comuni, specialmente quelli dell'entroterra - attaccano Gabriele Saldo e Gino Garibaldi, consiglieri di Forza Italia, che pure si sono astenuti per non votare contro la legge - Il provvedimento è stato reso inapplicabile nella sostanza con la delusione di tante amministrazioni locali che lo aspettavano con ansia. Purtroppo, se le intenzioni potevano essere buone, di fatto la proposta passata in consiglio regionale evidenzia pesanti criticità, tutte di carattere burocratico-amministrativo».
Così nell’entroterra di Imperia e Savona la tutela delle aquile che potrebbero finire tra le pale dei mulini a vento fa dipingere di rosso tutta la zona. Un altro rapace, il biancone, pare abbia scelto la zona tra Bardineto e Calizzano per svolazzare indisturbato. Ma solo dal confine ligure verso il mare, visto che appena al di là del crinale, in territorio piemontese, le pale eoliche ci sono, perché il biancone è furbo e quelle le evita. Nell’entroterra genovese sono state avvistate piume di gufo reale, noto come «testa di gatto», e per evitare che ne resti solo la testa, altre pennellate di rosso colorano la cartina. Come dimenticare i chirotteri? Cosa sono? Pipistrelli, che devono aver messo su un comitato «no-mulini» e sono stati accontentati.
Il Pdl avrebbe voluto votare la legge per la produzione di energia alternativa. Tutti i consiglieri lo hanno ribadito, riconoscendo qualche timido miglioramento rispetto alla prima stesura del testo. «Ma ci siamo visti anche bocciare un emendamento per evitare che le torrette delle pale venissero considerate come qualsiasi altra costruzione civile - conclude Matteo Marcenaro, dei Moderati per il Pdl - Così facendo non si potrà cacciare in un raggio di 3/400 metri da questi manufatti completamente disabitati. La nostra astensione era il massimo che potessimo fare». Intanto le pale non si faranno. Perché non restano postazioni utili. E dove non c’è vento, le pale non girano.