La Regione sta con chi protesta e contro chi ha voglia di ripresa

(...) contro tagli che, forse per la prima volta nella storia recente hanno toccato tutti i settori tranne l’istruzione. Ma tant’è, l’ordine ormai è quello di fare casino e i genovesi hanno ubbidito alla chiamata nazionale, invadendo il centro e paralizzando Genova per rispettare quello che per la scuola ormai è solo un appuntamento tradizionale come le feste di Natale. «Saranno stati un centinaio - interviene Marco Ghisolfo, presidente ligure di “Studenti per le libertà” - ma anche fossero stati 600 sarebbero un decimo della sola città do Genova. Ma quello che mi preme è soprattutto capire se sapevano per cosa manifestavano». Ma - questa è la cosa più grave - la solita manifestazione del solito ottobre studentesco, ha trovato la benedizione del solito assessore regionale. Questa volta, per competenza, è toccato a Pippo Rossetti, delegato ai problemi di Scuola e Bilancio: «Sulla base di quello che sta avvenendo oggi - fa la sua lezioncina l’assessore - la scuola dovrà sempre più chiedere soldi alle famiglie e ritorneremo così ai tempi in cui chi non ha la disponibilità non potrà far studiare i propri figli. La scuola però non è un privilegio ma un diritto. I tagli del Governo costringono all’elemosina presidi e insegnanti». «Stand up for your rights», recitava lo striscione degli studenti e a «schierarsi» per i loro diritti ci ha così pensato subito la Regione. Il problema è che ancora una volta le istituzioni locali dimostrano di fregarsene dei diritti di tutti, per stare dalla parte di chi scende in piazza e alza la voce. E ancora una volta, in meno di una settimana, la Genova delle istituzioni calpesta il suo fiore all’occhiello. Il Salone Nautico aveva chiesto una mano, una tregua per provare tutti insieme a intraprendere la strada del rilancio. Ma le parole del presidente Ucina Anton Francesco Albertoni sono state nuovamente disattese da rappresentanti degli enti locali che, anziché lavorare per una settimana senza protesta e senza disagi per espositori e visitatori, hanno preferito mettersi al fianco di chi provoca problemi, sfruttando proprio la «vetrina» del Salone Nautico. Proprio come gli operai Fincantieri che almeno, dalla loro, avevano una motivazione inattaccabile come quella del timore di perdere il posto di lavoro.
Ieri mattina gli studenti, partiti da Sestri Ponente e da Caricamento, si sono immediatamente diretti alla Foce dove hanno occupato con il loro presidio l’ingresso della Fiera. Slogan, striscioni e fumogeni hanno poi scandito gli spostamenti degli studenti verso la questura, la sede della Banca d’Italia (anche in questo caso obbedendo a un «ordine» nazionale, visto che ovunque c’è stata la manifestazione della scuola ci sono stati anche raid contro la sede dell’istituzione economica), e infine verso la Regione. Il risultato ottenuto dalla manifestazione che tanto è piaciuta all’assessore Rossetti? Solo quello di paralizzare la città, rovinare la mattinata ad altri studenti e altri lavoratori, fare uno sgarbo a quegli imprenditori che nel Salone investono soldi chiedendo solo il rispetto del loro diritto di lavorare. Ma probabilmente la «città dei diritti» non prevede il rispetto del diritto di chi ha voglia di rimboccarsi le maniche, di fare e di provare in silenzio e in prima persona a uscire dalla crisi. Magari anche facendo la parte di chi va in strada per perdere un’interrogazione.