La Regione: stop alle moschee in Lombardia

Con il nuovo regolamento sarà impossibile aprire un centro di culto islamico in via Padova. Ma anche a Lodi, Pavia, Bergamo

Quattro righe che divideranno e scateneranno un caso politico: «Fino all’approvazione del piano dei servizi, la realizzazione di nuove strutture per servizi religiosi è ammessa unicamente su aree classificate a standard nei vigenti strumenti urbanistici generali e specificatamente destinate ad attrezzature per interesse comune».
È il testo dell’emendamento messo a punto dai tecnici dell’assessorato regionale al Territorio e Urbanistica, che completano l’articolo 52 della legge regionale per il governo del territorio. Come dire: ogni ulteriore moschea o centro di culto islamico potrà essere «ammessa» solo ed esclusivamente in quelle aree che, in base ai piani regolatori dei Comuni lombardi, sono identificate come «aree standard» ovvero destinate solitamente ad accogliere strutture di servizio per interesse della collettività. Chiaro? Con questa nuova modifica della legge 12 del 2005 si mette uno stop alla proliferazione delle moschee su Milano e sui Comuni della Lombardia.
Decisione assunta dall’assessorato regionale guidato dal leghista Davide Boni dopo sollecitazioni arrivate da associazioni, consigli di zona e consiglieri comunali meneghini turbati e preoccupati per quel nuovo centro islamico che dovrebbe sorgere al civico 366 di via Padova ossia in una zona che già subisce pesanti situazioni di degrado sociale. Una nuova moschea destinata ad accogliere tremila e passa fedeli, con una ricaduta pesante pure sotto il profilo della viabilità poiché quel centro sorgerebbe a nemmeno due passi dallo svincolo Palmanova della tangenziale.
Evidente però che quella di via Padova è la punta dell’iceberg, altre moschee sarebbero infatti in arrivo a Lodi, Pavia, Bergamo e altri capoluoghi di regione. Da qui la scelta dell’amministrazione di via Fabio Filzi di mettere un punto fermo, di introdurre un emendamento alla legge per il governo del territorio.
Norma di carattere transitorio, avvertono dall’assessorato regionale, nell’attesa che i Comuni presentino il piano di governo del territorio (Pgt) e che offre alle amministrazioni comunali un’opportunità di scelta su quelle aree a standard dei vecchi piani regolatori. Ulteriore verifica attraverso gli strumenti urbanistici sull’insediamento di moschee che potrebbero provocare ulteriori disagi.