La Regione «taglia» parlamentari e capigruppo

Parlamentari, ma anche consiglieri regionali. Nonostante l’articolo 122 secondo comma della Costituzione sia chiarissimo: «Nessuno può appartenere contemporaneamente a un consiglio o a una giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento». I consiglieri-parlamentari in Liguria sono quattro, due del Pdl (Sandro Biasotti e Franco Orsi),uno del Pd (Claudio Gustavino) e uno dell’Italia dei Valori (Giovanni Paladini). E lo sono anche legittimamente, nel senso che la legge «interpretativa» della Costituzione li autorizza ad aspettare ancora un po’ prima di dimettersi. L’incompatibilità, per consuetudine, non si può più ignorare nel momento in cui c’è la proclamazione ufficiale degli eletti in Parlamento. Un atto che li mette al riparo da sorprese peraltro impossibili, un atto che dovrebbe arrivare presto, ma non ha una data certa. Fino ad allora Biasotti, Orsi, Gustavino e Paladini manterranno il doppio seggio. E anche doppio stipendio? No di certo. A questo ci ha già pensato Mino Ronzitti, presidente dell’assemblea legislativa regionale, che ha scritto a Renato Schifani e Gianfranco Fini, presidenti di Camera e Senato, per sapere da quando decorre la nomina dei neo parlamentari e soprattutto il loro stipendio. La risposta è arrivata a stretto giro di posta: Camera e Senato pagano i loro rappresentanti dal giorno dell’insediamento, il 29 aprile scorso, mentre la nomina ufficiale non c’è ancora.
Per Ronzitti questo è stato sufficiente per tagliare gli stipendi di maggio e giugno e ridurre di due giorni quelli di aprile. Ma perché allora restano in carica gli onorevoli consiglieri? Per far risparmiare la Regione? Di certo a rimetterci sono i loro sostituti, quelli che siederanno in via Fieschi (e percepiranno il relativo stipendio) solo quando ci sarà un consiglio per la surroga dei dimissionari. Risparmi «benedetti» per le casse dell’assemblea legislativa regionale, che di recente ha imposto un altro giro di vite. A cominciare dai gruppi fantasma. Dopo anni di migrazioni, ad esempio, Fabio Broglia non ha ancora deciso la sua collocazione precisa. È membro eletto dell’assemblea costituente del Pd, ma in Regione è fuori dal Pd. Ha il suo gruppo personalizzato, chiamato ancora «Italia di Mezzo» in nome di un partito che non c’è e soprattutto che non è mai stato in competizione alle elezioni liguri. In quel gruppo Broglia è da solo, ed è capogruppo di se stesso. Come tale percepisce l’indennità di capogruppo e tutti i benefit che un gruppo ha, partendo dall’ufficio e dai collaboratori. Ronzitti però ha detto basta. «Il regolamento è chiaro, i gruppi possono essere composti da almeno due consiglieri - fa notare il presidente che ha scritto allo stesso Broglia - Unica eccezione è ammessa qualora esista un gruppo composto da un solo consigliere che però sia stato eletto in un partito con la stessa denominazione e che abbia partecipato alle elezioni in almeno tre circoscrizioni su quattri». Non è il caso di Broglia, che è stato così confinato nel gruppo misto con la capogruppo Roberta Gasco (Udeur) e Lorenzo Casté (sinistra, ma da precisare). Broglia non l’ha presa bene e ha scritto a Ronzitti invocando un’altra interpretazione del regolamento e la cosa finirà con un ricorso.
Ma in Regione sono altri i movimenti dettati da motivi politico-economici. Perché anche la vice presidenza di commissione dà diritto a indennità. E su Roberta Gasco, con l’Udeur ancora in maggioranza ma sempre in attesa del congresso nazionale di Mastella, c’è stato «pressing» perché si dimettesse da vice presidente della commissione Controlli, per lasciare il posto a consiglieri di maggioranza che reclamavano spazi. Lei lo ha fatto con una lettera che richiamava motivi «personali», subito bissata da un’altra missiva che per gli stessi motivi revocava le dimissioni. Un giallo tutto interno alla maggioranza alle prese con equilibri instabili dovuti ai recenti spostamenti di partiti. Non che l’opposizione peraltro sia monolitica, visto che ad eccezione della Lega Nord di Francesco Bruzzone, tutti gli altri consiglieri in carica rappresentano quello che a livello nazionale è il Pdl. In via Fieschi invece resistono i gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale, Moderati per il Pdl (Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro) e Lista Biasotti. Anzi, ad oggi, fino alle dimissioni dello stesso Biasotti, gli «arancioni» sono ancora divisi in due gruppi: «Per la Liguria» composto dal solo candidato governatore, e «Per la Liguria Sandro Biasotti» con Gianni Macchiavello e Franco Rocca. Il mantenimento dei due gruppi separati non sarà più possibile. Parola di Mino Ronzitti, l’inflessibile.