Regione Tre consulenze fuorisacco

I due volti del governatore. Da un lato il Piero Marrazzo taglia-risorse alla sanità laziale, taglia-posti letto, taglia-ospedali (San Giacomo, Nuovo Regina Margherita e Forlanini), nella sua versione commissariale “mani di forbice” impostagli da un piano di rientro che tuttavia finora non ha prodotto i risultati auspicati, tanto da costringere Palazzo Chigi al subcommissariamento.
Dall’altro il Piero Marrazzo presidente della Regione che quando c’è da ingrossare le fila del suo segretariato generale non bada a spese, creando nuove strutture o conferendo incarichi validi fino al termine della legislatura. E lo fa proprio nel pieno della bagarre, ovvero nei mesi più caldi del confronto con il Governo sull’entità dei tagli, o sullo sblocco dei famosi 5 miliardi di euro di trasferimenti arretrati che la Regione reclama dall’esecutivo.
Così nella seduta di giunta del 12 settembre scorso vengono approvate tre delibere “fuorisacco”, cioè non previste in votazione, per assumere tre persone nel segretariato generale presieduto da Francesco Gesualdi. Il primo è Marco Fantauzzi, con l’incarico di responsabile dei «Rapporti politico-istituzionali con il Consiglio». La seconda è Tiziana Di Maria, destinata alla «Gestione dei rapporti politico-istituzionali con enti, società e agenzie».
Il terzo è Silvio Di Francia, che non poteva che andare a occuparsi di «Politiche culturali della presidenza»: una specie di consulente personale di Marrazzo per la cultura, insomma. E di lusso anche, considerando che stiamo parlando del Silvio Di Francia (ex verde) che è stato assessore alla Cultura nell’ultima giunta capitolina guidata da Walter Veltroni dopo le dimissioni di Gianni Borgna, nonché presidente di Zètema nonché coordinatore della maggioranza di centrosinistra durante il primo mandato veltroniano (2001-2006), nonché portavoce del comitato elettorale per Veltroni sindaco in occasione delle comunali 2006.
Tutti e tre i consulenti figurano già nell’organigramma del segretariato pubblicato sul sito internet della Regione, con tanto di indirizzo e-mail personale (tranne che per Fantauzzi, curiosamente). Identica anche la retribuzione: 68.691 euro lordi l’anno oltre agli «oneri riflessi a carico dell’ente».
E nello stesso organismo lavora ancora Massimiliano Monnanni, di cui ci eravamo già occupati nell’agosto del 2007 nell’ambito dell’inchiesta sulla “poltroneide”, con la quale documentammo la tendenza a cumulare gli incarichi che affligge molti collaboratori di Marrazzo. Perché “lavora ancora”? Perché era appena l’11 giugno scorso quando rassegnò le dimissioni da responsabile della struttura «Politiche in favore dei giovani» con decorrenza dal 30 giugno. Un incarico che ricopriva con un contratto di 110mila euro lordi annui con carattere di esclusività a favore della Regione.
Fu lo stesso Monnanni a rivelare che si era dimesso replicando a un articolo apparso a luglio su un altro quotidiano. Un articolo che lo tirava in ballo per il suo doppio lavoro: consulente in Regione e dal 20 maggio scorso anche consigliere del ministro degli Esteri, Franco Frattini, per i «Rapporti con le autonomie locali e i paesi del Mediterraneo» con un contratto di legislatura da 50mila euro (sempre lordi) all’anno.
In apparenza tutto lineare: Monnanni rinuncia all’incarico in Regione per quello alla Farnesina, tanto che la sua struttura «Politiche in favore dei giovani» viene soppressa e le competenze assorbite dall’assessorato al Lavoro. Ma a via Cristoforo Colombo le sorprese sono sempre dietro l’angolo e così, con delibera 594 del 5 agosto 2008, la giunta regionale conferisce all’ex/neo dirigente l’incarico - ancora a tempo pieno e con vincolo di esclusiva - di responsabile della struttura «Rapporti con i cittadini e le formazioni sociali, collegi e ordini professionali, soggetti economici (Cnel e Cipe)» istituita sempre presso il Segretariato generale. Lo stipendio? 119.514,98 euro lordi l’anno fino al termine della legislatura. Cioè 10.000 euro in più del precedente. Forse perché “Piero mani di forbice” è un film che alla Pisana va in onda solo quando si parla di sanità.