La Regione trova 23 milioni per dare case agli sfrattati

Interventi di ristrutturazione in 1.148 alloggi popolari finora abbandonati

Fabrizio Graffione

A Genova sono in arrivo, nei prossimi mesi, 1148 alloggi popolari. Una boccata d'ossigeno per gli sfrattati e i disagiati che, nella nostra città, sono in aumento. Secondo il sindacato inquilini casa e territorio, le case popolari nel capoluogo ligure sono 10.500 a fronte di una lista d'attesa lunghissima, circa 1.300 famiglie in graduatoria, e un turn over annuale che, rispetto a 10 anni fa, è sceso drasticamente. Soltanto duecento famiglie lasciano, in sostanza, l'appartamento libero per gli altri che ne hanno bisogno. I nuovi appartamenti sono già costruiti e riguardano soprattutto quelli che da anni non sono stati ristrutturati dalla pubblica amministrazione. La decisione di renderli agibili e di immetterli sul mercato delle case agevolate è stata presa dalla giunta Burlando che l'altro giorno ha incontrato i rappresentanti del Sicet.
La Regione ha annunciato di avere trovato 23 milioni di euro di finanziamenti, di cui 13 milioni dallo Stato e 3 milioni dal Comune. Le zone dove saranno avviati, già a partire dalle prossime settimane, i lavori di ristrutturazione sono in gran parte quelle dei quartieri del Diamante, in Valpolcevera, per 285 unità, della Valbisagno intorno a via Sertoli, per 315 unità, del ponente cittadino, a Prà e Voltri, per 180 unità, oltre ad altre case sparse in tutta Genova.
«Con la decisione della Regione di avviare una seria politica della casa - spiega Stefano Salvetti del Sicet - se il progetto di social housing riuscirà ad andare a buon fine, gli sfrattati e le persone bisognose di Genova, riusciranno a tirare un sospiro di sollievo. La situazione è esplosiva. Con i nuovi poveri, cioè famiglie che non riescono a tirare avanti, appartenenti ora anche al ceto medio basso e non soltanto al proletariato, il problema casa sta diventando insostenibile per molti. L'avere lasciato le briglie sciolte al mercato della casa negli anni Novanta e la congiuntura economica, hanno prodotto nuova povertà. Tanto che dieci anni fa soltanto il 5 per cento degli sfratti erano registrati per morosità. Adesso sono addirittura saliti all'ottanta per cento. Significa che la gente non ha soldi. Tutto qui. Purtroppo le persone che si rivolgono a noi sono aumentate del 30 per cento negli ultimi anni. Si tratta, appunto, non soltanto di disoccupati, ma di persone che hanno lavoro, ma che, per un fatto straordinario o spese inaspettate, non riescono nemmeno a pagare l'affitto di casa».
Il finanziamento della Regione servirà anche per il cofinanziamento di cooperative e di privati che intendono costruire alloggi o recuperare edifici pubblici da destinare al mercato degli affitti agevolati. Una fascia intermedia, in sostanza, fra case popolari e il mercato dove il canone di locazione si dovrebbe aggirare tra i 300 e i 400 euro al mese contro almeno il doppio del libero mercato.
«Se da una parte il tavolo con la Regione e l'assessore all'edilizia pubblica Rita Verruti comincia a funzionare - dice Salvetti - da parte del comune di Genova non riusciamo a farci sentire. Da un paio di mesi palazzo Tursi ha cancellato le liste di emergenza. In sostanza non ci sono speranze per quelle persone sfrattate che, con la sentenza del giudice in mano, potevano iscriversi alle liste e trovare un alloggio popolare. Il prossimo bando per l'assegnazione è a ottobre, ma nel frattempo questa gente non sa dove andare e succedono casi come quello di un dipendente che guadagna 1100 euro al mese, ma che, sfrattato, è costretto a dormire in auto. Il vicesindaco e assessore Ghio dovrebbe quindi impegnarsi per una seria politica della casa e reperire appartamenti pensando anche a chi è in difficoltà per emergenze».