La Regione usa i valori nazionali per i suoi fini

Marco Morello

Quella che state per leggere è una storia di scelte che fanno discutere, scelte che forse nascondono un doppio fine. Lunedì il presidente Marrazzo ha voluto ricordare la figura di Sandro Pertini a 110 anni dalla sua nascita. A Villa Piccolomini erano presenti il presidente del Consiglio regionale Pineschi, il capogruppo regionale dei Socialisti riformisti Donato Robilotta e altri esponenti del mondo politico, oltre a una nutrita schiera di studenti. Non si è trattato di una commemorazione qualsiasi, ma della «Terza giornata di celebrazione dei valori nazionali della Repubblica». Una giornata istituita dalla precedente giunta Storace per diffondere, soprattutto tra i più giovani, il sentimento di appartenenza alla patria e la valorizzazione dei principi di libertà, democrazia e unità nazionale. Non a caso, per enfatizzare ancora di più il valore di questa iniziativa, nelle scuole tra il 2002 e il 2004 era stato distribuito un «kit patriottico» contenente una bandiera tricolore, una copia della Costituzione, un compact disc con l’inno di Mameli e l’inno d’Europa più un libro sui grandi personaggi che hanno dato lustro alla Nazione.
L’attuale amministrazione di centrosinistra sembra però non avere colto gli intenti che avevano spinto i loro predecessori a istituire la manifestazione. L’accusa viene da Fabio Rampelli, deputato di Alleanza nazionale: «L’anno scorso - spiega Rampelli - tutti si erano dimenticati della sua esistenza e non l’hanno celebrata senza pensarci due volte. Quest’anno, invece, è stata ripristinata con nostra grande soddisfazione. Ciò che ci lascia molto perplessi è la scelta di una figura molto meno “evocativa” di quelle proposte dal centrodestra: Pertini è stato un bravo presidente, ma la sua storia politica lo ha costretto ad atteggiamenti faziosi legati al contesto della guerra civile». Gli eventi rappresentativi scelti nel 2004 comprendevano invece la data di proclamazione della Repubblica romana (9 febbraio), la cui Costituzione fu sottoscritta da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini e quella del Trattato di Parigi del 10 febbraio, giorno in cui fu sancita la pace tra l’Italia e gli Alleati e a cui seguì la tragedia delle foibe, con decine di migliaia di uomini e donne trucidati dai comunisti slavi senza distinzione d’età. La legge regionale approvata dalla giunta Storace mirava a dare un segnale importante al Parlamento, il quale sembrava avere messo nel cassetto una proposta di legge che invece richiedeva maggiore sensibilità e attenzione: l’intento era quello di spingerlo ad accelerare i tempi per l’istituzione della «Giornata del ricordo», anch’essa in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati. Giornata che il 10 febbraio del 2005 è diventata realtà. «Il tutto - continua il deputato di An - semplicemente per mettere d’accordo gli italiani e farli sentire tali intorno a dei principi condivisi, di altissimo valore simbolico e che devono sempre restare saldi nella memoria».
Secondo Fabio Rampelli lo scopo della presidenza Marrazzo è stato un altro: «Non possiamo negare che Pertini è stato un partigiano. Sceglierlo ha consentito di dare vita a un’operazione del tutto strumentale che io trovo di cattivo gusto. Il loro proposito reale era infatti quello di chiamare a raccolta un certo mondo socialista che oramai si è frammentato in mille rivoli, per azzardare un tentativo di ricomporlo in qualche modo. Non mi spiego altrimenti la presenza alla celebrazione di personaggi come Robilotta». E proprio alcune dichiarazioni di Robilotta inadatte alla circostanza sembrerebbero sostenere la tesi di Rampelli: «Pertini - ha detto il capogruppo regionale dei Socialisti riformisti - fu un grande presidente della Repubblica, ma fu anche un grande socialista». Qualunque altra data sarebbe stata possibile perché per fissarla è sufficiente un atto amministrativo. «E noi - conclude il deputato di An - almeno in quella circostanza avremmo voluto esaltare un momento di condivisione storica e non una giornata di tifoserie politiche. Il 10 febbraio 1947 è stato firmato il trattato di pace tra l’Italia e gli Alleati. Ci chiediamo quanto ancora dovremo aspettare per la pacificazione tra gli italiani».