Regione, valzer di poltrone. Tutte in pelle

Difficile non pensare al «Secondo tragico Fantozzi», al ragioner Ugo che nel cuore della notte, ancora in ufficio, racconta telefonicamente alla moglie del megadirettore Semenzara che il marito è impegnato nella seduta del Gran Consiglio dei Dieci Assenti. Leggendo la determina dirigenziale 1970 della Regione Lazio, che porta la data del cinque giugno scorso, qualcosa suona familiare. In fondo la sede è la stessa, il palazzone sulla Colombo che ospitava le avventure del personaggio creato da Paolo Villaggio. E anche il linguaggio burocratico aiuta a confondere film e realtà. Spiegandoci che, «vista la nota del 21 maggio 2008, protocollo 062265», il «Direttore al Demanio, Patrimonio e Provveditorato rappresenta la necessità di procedere con urgenza alla fornitura di numero 10 poltrone presidenziali». Presidenziali ma «indispensabili», afferma ancora la determina, «per completare l’arredo della nuova sala convegni presso la palazzina C i cui lavori sono in corso di ultimazione».
Insomma, la sala è ancora un cantiere ma va arredata al più presto, altrimenti i Dieci Assenti, pardon, convegnisti, non avrebbero dove sedersi. E così niente gara, ma solo un giro di telefonate (le famose «vie brevi») ad «alcune ditte del settore». Ed ecco che salta fuori una società che «è l’unica ad avere la disponibilità di poltrone adeguate e conformi alla necessità dell’Amministrazione», ossia, si presume, ospitare terga presidenziali con tutti i comfort del caso. Questi dieci status symbol vanno via a prezzi non troppo popolari: 11.678 euro per il pacchetto, 1.167 a seduta.
Per la verità le superpoltrone non sono l’unico elemento d’arredo acquistato in Regione in questo scorcio di 2008. Un’altra determina del 25 febbraio stabiliva di spendere 58.260,00 euro per l’acquisto (tanto per cambiare «urgente») di «un certo quantitativo di poltrone di varia tipologia». E qui semmai di curioso c’è che l’indeterminatezza della determina sul numero di poltrone comprate. E il quadro del mobilio preso con trattative private si chiude con altre due determinazioni dirigenziali, la 1304 del 14 aprile e la 1042 del 21 marzo, rispettivamente relative all’acquisto di «50 studi operativi completi di scrivania con allungo, cassettiera su ruote, portatelefono, scaffale, armadio alto, poltrona da scrivania e 2 sedie fisse» (importo 38.040,00 euro) e al «completamento arredi per ufficio», per un importo di 23.712,00 euro.
La spesa complessiva, tra poltrone executive, sedute proletarie e scaffali vari, è di 131.690 euro. Nemmeno troppo. Ma proprio le dieci-sedie-dieci colpiscono la fantasia del consigliere regionale della Rosa per l’Italia-Cristiano popolari Fabio Desideri. Che prima chiede chiarezza su quella spesa, domandandosi se «sia passata al vaglio del Cruscotto, del Controller, del famoso Codice etico o di una delle decine di Cabina di regia ideate dal “commissario Marrazzo” per tenere sotto osservazione le uscite di cassa». E poi conclude in battuta, con un’altra evocazione fantozziana, quella della poltrona in pelle umana. «Quelle poltrone arredano una sala convegni dello stesso palazzone dove cominciò la saga del ragionier Fantozzi e del suo collega Filini, umilmente asserviti al megadirettore galattico cavalier-duca-conte che amava sedersi su una poltrona in pelle umana. Probabilmente lo spirito iperbolico, surreale, comicamente tragico che ha fatto la fortuna di quella saga aleggia ancora per il complesso edilizio dove ora dimorano Marrazzo e la sua giunta».