La Regione vieta di studiare in nome di Quattrocchi

Plinio attacca Burlando, «indegno dei liguri», e rischia di essere espulso

(...) quei pochi consensi che le avrebbero consentito di diventare maggioranza almeno solo per approvare l’istituzione della borsa di studio. Sarebbe bastato, tanto per fare un esempio, che i rappresentanti del centrosinistra che si autodefiniscono moderati avessero per una volta lasciato la linea di obbedienza al volere della maggioranza per avere un pronunciamento favorevole. Ma in aula sono arrivati i voti contrari del «liberale» G.B.Pittaluga e dei suoi compagni di partito Luigi Patrone e Roberta Gasco. Si sono alzate le mani contrarie dei «petali» di Margherita Claudio Gustavino e Michele Boffa. Dai banchi dello stesso partito, persino il poliziotto Giovanni Paladini non ha ritenuto doveroso riconoscere a una vittima del proprio dovere l’onore della memoria. E, tramite la consigliera Patrizia Carmen Muratore, è arrivata la conferma che per l’Italia dei Valori l’amore per l’Italia non è un valore. Ovviamente, come tutti i niet che si rispettavano, nessuno ha neppure sentito il dovere di prendere la parola per motivare la scelta di campo. Non una spiegazione per sostenere le ragione contrarie a una borsa di studio per gli studenti liguri.
Inutile dire cosa hanno fatto Claudio Burlando e tutti i compagni che dai Verdi a Rifondazione o ai Comunisti italiani hanno ribadito la loro distanza dall’altra sinistra, quella che in altre città d’Italia, a partire dalla capitale guidata da Walter Veltroni, ha deciso di abbandonare le ideologie di fronte alla morte di un italiano degno di essere ricordato anche attraverso la dedica di una pubblica via. «Cosa hanno fatto? - tuona Plinio -. Hanno deciso ancora una volta di rannicchiarsi dietro quel muro di Genova che non è ancora caduto. Il presidente Burlando evidentemente non ha voluto essere da meno, quanto a indecenza politica, al sindaco Giuseppe Pericu che prima ha disertato le esequie solenni e ora temporeggia sulla titolazione della via».
Il fatto è che, dette così, queste cose sembrano persino un normale e moderatissimo attacco politico. Mentre ieri mattina in aula Plinio non era altrettanto «diplomatico». Il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti lo ha minacciato tre volte di cacciarlo dall’aula dopo due richiami ufficiali. Niente. Il capogruppo di An ha urlato, letteralmente, tutto il suo disappunto in faccia a Burlando e ai consiglieri di Margherita, Italia dei Valori e Gente di Liguria «che subiscono il ricatto della sinistra». Al grido di «Vi aspetto al momento di approvare una borsa di studio in ricordo di Carlo Giuliani, che sicuramente voterete con gioia», Plinio ha sfiduciato il governatore «indegno di sedersi su quella poltrona perché non rappresenta la maggioranza dei liguri che, nella stragrande maggioranza e al di là delle appartenenze politiche, considerano Fabrizio Quattrocchi un eroe».
Ma tutti i firmatari dell’ordine del giorno, da Plinio a Sandro Biasotti (Per la Liguria), da Fabio Broglia (Udc) a Nicola Abbundo (misto), da Francesco Bruzzone (Lega) a Luigi Morgillo (Fi) e per arrivare a tutti i consiglieri di opposizione, avevano proprio cercato di predisporre un documento che non si prestasse a strumentalizzazioni politiche. La borsa di studio doveva essere «finalizzata a ricordare il valore dell’eroico sacrificio del giovane lavoratore genovese Fabrizio Quattrocchi». Non un parola che si potesse fraintendere, non una sfumatura che lasciasse la porta aperta alla minima dietrologia. Ma non è bastato per convincere i consiglieri del centro del centrosinistra ligure «neppure ad abbandonare l’aula mossi perlomeno da un sentimento di pietà umana». Ventitré niet contro undici voti a favore. La borsa di studio in ricordo di Quattrocchi è stata abortita così, prima ancora che nascesse. Con un voto immotivato. Ma pur sempre con un voto. Cosa che il Comune non ritiene neppure di dover concedere.