La Regione vota compatta: «Un consigliere vale un gruppo»

Niente da fare. Anche in tempi di crisi la «casta» dei politici fa quadrato e difende i propri privilegi. E così ieri il consiglio regionale ha bocciato la proposta di modificare la deroga al Regolamento generale che prevede la costituzione di gruppi consiliari anche al di sotto della soglia minima di tre consiglieri. Una questione tornata d’attualità dopo l’elezione «obbligata» di Filippo Penati, ex Pd e oggi unico esponente del gruppo misto, nella commissione d’inchiesta sul San Raffaele. E che ha rivelato come le dimissioni dell’ex sindaco, pluri inquisito per la Tangentopoli di Sesto san Giovanni, sia costata carissima al contribuente. Almeno 215mila euro visto che il gruppo, composto dal solo Penati, ha come tutti gli altri diritto a un proprio budget per le spese di funzionamento, rappresentanza e pubbliche relazioni. Solo queste, le spese di rappresentanza di Penati capo e unico componente del gruppo misto, 26mila euro. All’anno. A cui vanno aggiunti i 143mila per i dirigenti e i 46mila per il personale. Il tutto da aggiungere ai 10mila euro netti di stipendio al mese. Battaglia in aula? Assolutamente no. La proposta è stata respinta da destra e sinistra, in perfetto accordo, con 59 voti contrari, 3 favorevoli e un’astensione. Chiara Cremonesi e Giulio Cavalli (Sel), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati) e Franco Mirabelli (Pd) hanno motivato la loro contrarietà evidenziando la necessità di garantire agli elettori una rappresentanza chiara e riconoscibile. Il capogruppo della Lega Stefano Galli ha sottolineato come «sia sbagliato cavalcare l’onda emotiva alimentata dai mass media sul tema della riduzione dei costi della politica». Per il capogruppo del Pdl Paolo Valentini «è necessario separare la rappresentanza democratica dal problema economico». E intanto noi paghiamo.