La Regione vuol chiudere l’ospedale appena rifatto

Infuocata assemblea pubblica a Recco, dove cittadini e amministratori attaccano l’assessore

Un'assemblea cittadina stracolma per dire «no» alla chiusura dell'ospedale Sant'Antonio di Recco, che teme di veder sparire l'assistenza.
C'erano proprio tutti mercoledì sera nella sala consiliare al secondo piano di via Roma, a Recco: sindaco, vicesindaco, ex sindaci, direttore generale, professori, medici, infermieri, commercianti, impiegati e studenti, ma anche semplici cittadini che hanno chiesto di non sottrarre al territorio una struttura essenziale come l'ospedale.
L'assemblea promossa dalla Pubblica Assistenza Croce Verde Recco (presieduta da Giovanni Rainero, già sindaco della città) è diventata così l'occasione per confrontarsi e discutere su una eventuale chiusura o sottodimensionamento, in vista del progetto di ristrutturazione del comparto sanitario regionale.
«La situazione suscita preoccupazione e attenzione in tutta la popolazione del Golfo Paradiso - dichiarano alcuni interlocutori -, chiediamo che la struttura continui a funzionare allo stesso modo, senza ridimensionamenti o quant'altro, per soddisfare un'esigenza essenziale per la salute dei 30mila abitanti del comprensorio».
Al dibattito oltre ai tanti cittadini hanno partecipato anche i sindaci dei sette comuni che fanno parte del comprensorio del Golfo Paradiso, ribadendo l'importanza del nosocomio cittadino come presidio di natura ambulatoriale e di emergenza.
«Giova ricordare che oggi l'ospedale Sant'Antonio opera a pieno regime ed esprime un saldo attivo dei conti di gestione - spiega il sindaco Gian Luca Buccilli -, elementi questi che responsabilmente non devono essere ignorati dall'amministrazione regionale».
L'ospedale di Recco - fra l'altro recentemente ristrutturato con un investimento di sei milioni di euro nel corso della gestione di Sandro Biasotti -, dispone di 100 posti di cui 80 attivi, 150 dipendenti (amministrativi e altro personale) e 50 medici distribuiti tra la radiologia, l'urologia, il laboratorio di analisi, la medicina, la chirurgia generale e l'ortopedia (fiore all'occhiello della struttura).
Complessivamente si parla di 3200 ricoveri annui, 2300 interventi e 7mila accessi di primo intervento.
«La ristrutturazione ha dato un notevole impulso in termini di operatività all'interno dell'ospedale - dichiara Giovanni Rainero, presidente della Croce Verde -. Il personale medico e paramedico opera con competenza, raggiungendo risultati apprezzati anche fuori dell'ambito locale. Non dimentichiamo che Recco funziona anche per il comprensorio del Tigullio almeno fino a quando non sarà completato il nuovo ospedale di Rapallo».
Ma a quanto pare alla Regione tutto questo non basta; l'assessore alla Sanità Claudio Montaldo comunque promette (ma non assicura) la non chiusura del nosocomio ma eventuali modiche o ridimensionamenti sì.
«È proprio questo che non vogliamo - aggiungono alcuni cittadini -, l'ospedale funziona e non desideriamo vederlo trasformato in una nuova residenza sanitaria assistenziale di cui non c'è bisogno. Abbiamo già la «Casa del Marinaio (Inps) che è semivuota e tutto l'ex ospedale di Camogli dove è rimasto soltanto un piccolo laboratorio di diabetologia. Ridimensionare significherà togliere operatività e avvicinarsi alla chiusura. Ma perché dobbiamo privarci di un qualcosa che funziona?».
La serata si conclude con un ordine del giorno approvato e un documento allegato da sottoporre all'attenzione di tutti e sette i comuni della zona, documento che verrà poi presentato durante i prossimi incontri dal sindaco recchese all'assessore della sanità.