La Regione vuol vendere i gioielli di famiglia

Claudio Pompei

Il buco nel bilancio regionale ha superato ormai il limite dei 4 miliardi di euro e la giunta Marrazzo non sa più a quale Santo votarsi per cercare di rimettere in sesto soprattutto i conti della sanità. Dato per scontato che ci vorrà ancora del tempo per avere i 900 milioni di euro scorporati dal governo dal fondo sanitario nazionale, si continuano a studiare tagli, tetti e limitazioni di ogni genere. Ma tutto ciò ancora non basta: tanto che persino esponenti del centrosinistra non hanno esitato a criticare il «piano di rientro» messo a punto dall’assessore Battaglia. Non resta, quindi, che il ricorso all’aumento della tassazione di competenza regionale, ossia aliquote Irpef, Irap e, forse bollo auto. Ma una manovra del genere, volta a incrementare le «entrate» piuttosto che a tagliare le «uscite», smentirebbe clamorosamente tutte le promesse pre-elettorali di Prodi e dell’Unione. Ecco perché, all’interno della giunta Marrazzo, qualcuno sta pensando a un’alternativa che potrebbe far affluire nelle esangui casse regionali denaro fresco. Nei giorni scorsi l’assessore al Patrimonio Marco Di Stefano (ex Udc) ha ipotizzato un piano di alienazione del patrimonio immobiliare della Regione. Nell’assestamento di bilancio del 2005 - guarda caso... - sono stati stanziati un milione e duecentomila euro per il censimento dei beni di proprietà regionale. Ma siamo ancora molto lontani da poter prevedere l’esecutività di un piano di vendita (o svendita?) degli immobili della Pisana. Intanto c’è da rilevare che mancano troppi «passaggi» per poter arrivare a mettere sul mercato case e negozi, ma poi esiste anche un contenzioso di proporzioni ragguardevoli tra la Regione e i suoi inquilini, che dovrà essere risolto in tempi brevi se davvero si vuole procedere a un’operazione del genere.Comunque sia, da un primo inventario dei beni immobili, allegato alla proposta di delibera 4752 del 23 marzo 2006, risulta che la Regione Lazio è proprietaria di 435 appartamenti affittati a privati o associazioni, dei quali 356 a Roma (alcuni sono di pregio, in rioni centralissimi), altri 16 in provincia di Roma, 12 in provincia di Frosinone e 37 in provincia di Latina. Poi ci sono 137 fabbricati attualmente destinati a sedi istituzionali e 267 immobili destinati a un uso diverso da quello abitativo (sono quasi tutti negozi, ma anche magazzini e locali di altro tipo). Nell’inventario figurano anche 41 fabbricati di pubblico servizio e terreni, 866 appezzamenti di terra non utilizzata a fini agricoli, 112 immobili «di pertinenza stradale», cioè le case cantoniere e 343 terreni si aree golenali.
Sulla questione è intervenuto il capogruppo della Lista Storace alla Regione Fabio Desideri che ha presentato un’interrogazione urgente al presidente Piero Marrazzo e all’assessore Di Stefano. «Innanzitutto - ha chiesto Desideri - da quali immobili, la maggior parte dei quali in affitto, con moltissimi contenziosi in atto, eventualmente si inizierà e perché? Con quali criteri? Non si capisce come si possano vendere gli immobili regionali senza prima: aver eseguito un’esatta ricognizione dello stato patrimoniale dell’Ente; aver risolto i contenziosi; aver avviato le singole valutazioni economiche; aver ottenuto i pareri di congruità; aver interessato il Consiglio regionale per le deliberazioni necessarie ad attivare le alienazioni». «Inoltre – ha proseguito Desideri – l’assessore non può conoscere la previsione di incasso. Nonostante le risorse definite sia nell’assestamento del bilancio 2005, che nella finanziaria 2006, ancora nessuno è in grado di quantificare con esattezza le possibili entrate dovute all’alienazione. La vendita del patrimonio, giustificata dalla volontà di recuperare le perdite (gli incassi derivanti dagli affitti non basterebbero a pagare l’Ici) o da quella di risanare il deficit complessivo di bilancio regionale, va comunque discussa in Consiglio».