Le Regioni bloccano la legge sul cinema: stop a Olmi e a Bellocchio

Michele Anselmi

da Roma

«Arindàghete», avrebbe commentato Nino Manfredi. Sembrava che la nuova legge a sostegno del cinema d’autore cominciasse a marciare bene, secondo criteri più rigorosi e meno «allegri». Invece un nuovo blocco è alle porte. La cosa suona tutta istituzionale, ma il ricasco negativo sui film sarà, purtroppo, molto concreto. Accade infatti che, su ricorso di due Regioni, Toscana ed Emilia-Romagna, la Corte costituzionale abbia dichiarato «illegittime» quindici tra le norme formulate dal Decreto Urbani «per l’assenza della necessaria consultazione preventiva con la Conferenza Stato-Regioni». Il casus belli? L’articolo relativo all’apertura delle multisale superiori ai 1800 posti (è giusto che decida il ministero o non è più logico che siano le Regioni, per competenza territoriale?).
Ma il verdetto della Corte, pur riconoscendo allo Stato centrale le competenze in materia di produzione e distribuzione, nei fatti s’è tradotto in uno stop dai riflessi allarmanti. Anche perché, secondo l’Anica, che è un po’ la Confindustria del cinema (dalla Direzione cinema del ministero però smentiscono), il pronunciamento avrà effetti retroattivi; il che significherebbe un danno reale, sul fronte dei finanziamenti, per i primi sedici film, più varie opere prime, già «passati» in commissione.
Ecco alcuni titoli. Si va da Lezioni di volo di Francesca Archibugi a Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, da I cento chiodi di Ermanno Olmi a Le rose del deserto di Mario Monicelli; e poi Vita scriteriata di Daniele Luchetti, Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi, Piano, solo di Riccardo Milani, eccetera. Con la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta ufficiale, forse mercoledì, le commissioni ministeriali che valutano i progetti di fatto saranno «congelate». E con esse i film, oltre una dozzina (tra i quali Maradona, la mano di Dio di Marco Risi e Bird Watchers di Marco Bechis), che il prossimo 30 settembre avrebbero dovuto ricevere una risposta, affermativa o negativa.
Che fare? L'idea di Buttiglione, a nome dei Beni culturali, è di presentare venerdì, all’ultimo Consiglio dei ministri prima delle ferie, un nuovo decreto legge che recepisca i rilievi delle Regioni, fissando contestualmente in sessanta giorni il limite massimo per eventuali ritocchi; così facendo sarebbe più facile riavviare la macchina dei finanziamenti. Vedremo se sarà possibile. L’Anica, nel frattempo, ha inviato al presidente Berlusconi una preoccupata lettera nella quale si chiede di scongiurare «il blocco o l'annullamento di molte iniziative già assunte dagli imprenditori del settore, nel legittimo affidamento da loro riposto nella validità delle norme ora caducate».
Più articolata la posizione del presidente degli esercenti, Walter Vacchino. «Punto essenziale è l’aver allontanato il rischio di una polverizzazione di risorse e competenze riguardanti soprattutto il momento del sostegno e del finanziamento pubblico al settore», precisa. Ma aggiunge: «Purtroppo l’affermato principio della centralità dello Stato rischia così, almeno pro-tempore, di essere un guscio vuoto. Occorre che tutti gli organi della Repubblica si attivino nel più breve tempo possibile per sanare la situazione utilizzando gli stessi strumenti che la sentenza indica e suggerisce». Pare facile: in Italia, oggi.