Regioni: soldi ai libri "sull’avversità della patata"

Viaggio tra le pubblicazioni più strampalate e superflue degli ultimi anni. Pagate dal contribuente. Dalla durabilità delle opere in calcestruzzo del Veneto agli ex voto marinari nell'agrigentino in Sicilia fino alla rosa fuori suolo del Ponente ligure

Milano - Sala “C”, scaffale 18, ripiano 3: «Riflessi storici del dominio e della caduta della Repubblica Veneta nelle lapidi della cittadella di Feltre». Se non lo trova, chieda. Invece, se le serve «La flavescenza dorata e altri giallumi della vite», provi nel secondo corridoio a destra. Venghino, signori nel labirinto delle pubblicazioni promosse dalle Regioni, tra meandri di titoli surreali e nicchie di argomenti per iniziati, dove le amministrazioni finanziano ogni tipo di volume dai «Fagioli in Lucchesia» al «Miqwè della Giudecca a Siracusa».
Funziona come la biblioteca di Babele immaginata da Borges. Una struttura fantastica in cui lo scrittore argentino immaginava fossero contenuti tutti i libri del mondo, compresi quelli composti da combinazioni insensate di lettere. E se si scava tra i cataloghi regionali, di pubblicazioni tra l’insensato e il buffo ne spuntano parecchie: edizioni di giunte, consigli, aziende compartecipate, istituti, centri studi, patrocinii. Mille rivoli e un unico vero editore di riferimento: il contribuente.

In barba al laicismo imbizzarrito, tra Regione e religione corre solo una sillaba di differenza. E dunque in Liguria si va dall’«Apparato liturgico e arredo ecclesiastico nella riviera spezzina» a «Donne, diavoli e streghe nella biblioteca di padre Angelico Aprosio a Ventimiglia». Profumo di incenso anche nella marca veneta, con «Ciao nudo! Memorie di un ex chierichetto» e la «Pieve di S. Pietro di Feletto e i suoi affreschi». È però la cattolicissima Sicilia la più produttiva, così presa tra «Gli ex voto marinari dell’agrigentino» e «L’angelo del Monte Pellegrino: saggio sulla Santuzza», con un occhio a «La stipe votiva del Ciavolaro nel quadro del bronzo antico» e uno a «Frà Giuseppe di Maggio uomo libero». Ora pro nobis, che son tempi duri.

E insomma, assessori e giunte alla fede ci tengono. Ma ad appassionarli più dei santini sono gli animaletti. Saranno anche trattati per allevatori o cacciatori, ma a scorrere gli elenchi pare di stare nell’Arca di Noè: «Anfibi del Cansiglio», «Aspetti e problematiche dell’ecologia di una popolazione di barbagianni nella pianura vicentina», «Danni di cinghiali e ungulati». E ancora «Vent’anni di inanellamento ornitologico in Lombardia», «Laridi svernanti nell’entroterra veneto» e il capolavoro padano: «Parametri oggettivi della carcassa del suino pesante» corredato dallo studio sugli «odori emessi» e sulle «emissioni ammoniacali dei reflui». Ovviamente del suino pesante sopracitato. In carne e ossa, lardo, guanciale e cotenna.

Rastrello e badile, poi, esercitano un certo fascino in tutta Italia. In Veneto ci si preoccupa per «Le avversità della patata» e «Gli alberi monumentali di Belluno», senza scordare i «Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di Villa»: altro che scuole agrarie. In Lombardia si studiano i «Succhi limpidi ottenuti da cultivar di melo resistente a ticchiolatura», in Toscana si teme per «L’euprottide defogliatore delle latifoglie: una minaccia per i querceti», mentre in Liguria vince il romanticismo della «Rosa fuori suolo nel Ponente». Un Paese di zappatori.

Non va meglio per l’urbanistica. Le «Patologie da condense permanenti nell’edilizia» sono un chiodo fisso del governatore ligure Burlando, mentre la «Durabilità delle opere di calcestruzzo» e il «Mosaico padovano» tolgono il sonno al «doge» veneto Galan. Menzione particolare per la videocassetta della Regione Sicilia su «Palermo una piccola Venezia»: tutti pronti a filare in gondola per la Vucciria, fèrmati allo Zen, ostregheta! Perché gli idiomi locali vanno forte, dai «Modi di dire e voci di paragone negli Iblei» alla «Entomologia popolare: le denominazioni degli insetti nei dialetti veneti».

E così via, in un vortice di libri più o meno comici. Sicuramente nati da intenti scientifici e divulgativi, curati, ricchi di dati dietro ai quali si nascondono però vassallaggi vari. Come il «Secondo rapporto sulla sicurezza» commissionato dalla Regione Liguria e dedicato in uno slancio di riconoscenza dall’autore all’assessore Montaldo. Interrogazione assicurata in Consiglio. Ma, in concreto, queste pubblicazioni sono così elitarie da risultare inutili. In Sicilia chi leggerà dei «Metalli mamelucchi nel periodo Bahri» o di «Pratiche mediche, malanni e magia a Canicattì»? Forse meglio «Trapani futurista: gambaglabra+calze di seta=tensionelllanguente» o «La leggenda del castagno e dei cento cavalli nei racconti dei viaggiatori del ’700 e ’800». Di certo le «Attese e disattese delle giornaliste venete» non contenderà il titolo di best-seller a «Gli elevati livelli di manganese nei suoli acidi della Valtellina» e a «Gli abitanti immobili di San Vivaldo».
Perché nella biblioteca fantastica delle Regioni si cerca il libro perfetto. Il guaio è che, a forza di ridere, poi magari il libro perfetto ti sfugge.