Le Regioni speciali pronte a evitare i tagli

Il loro statuto le protegge dalla stretta sui costi della politica: a rischio l’eliminazione di 11mila poltrone. Il ministro per gli Affari regionali: &quot;Fase critica, tutti devono sacrificarsi&quot;. <strong><a href="/interni/trento_e_bolzano_campioni_autonomia_e_privilegi/22-08-2011/articolo-id=541240-page=0-comments=1" target="_blank">Trento e Bolzano, campioni di privilegi
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Roma Ma le Regioni a statuto speciale pagano la manovra? La risposta è che se non vogliono no. Non la pagano. In questo tempo di crisi più di uno si chiede se i privilegi dei territori un po’ particolari siano opportuni. Qual è la Regione con la spesa pubblica pro capite più elevata? Secondo i calcoli del Centro Studi Unioncamere il poco onorevole primato spetta alla Valle d’Aosta con 8.744 euro. Al secondo posto il Trentino-Alto Adige con 5.830 euro, poi il Friuli-Venezia Giulia con 4.481 euro, quarta la Sardegna con 3.723, ultima la Sicilia che con 3.163 euro spende mediamente per ogni cittadino meno di tutte le altre.

Le distanze rimangono confermate anche quando si analizzano i depositi bancari. La media nazionale procapite è di 16mila 491 euro. Ad Aosta si toccano, addirittura, i 20mila 931 euro, a Bolzano i 19mila 799 euro, a Trento i 19mila 134 euro ed in Friuli Venezia Giulia i 19mila 90 euro. E poi ci sono autostrade gratis come in Sicilia, sovvenzioni, aiuti per la casa, privilegi fuori tempo e antistorici. Quale sarà, allora, il contributo di solidarietà delle Regioni speciali per la crisi? La Sicilia, la Sardegna, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia godono di potestà esclusive e legislative concorrenti. Questo in pratica significa che la decisione finale spetta alla Regione e non può essere imposta dallo Stato a meno di modifiche legislative di profilo costituzionale. Insomma se si vuole far dimagrire i consigli regionali, provinciali o comunali quelle Regioni devono essere d’accordo.

E se non lo saranno sui 50mila posti da tagliare previsti dalla manovra quasi 11mila potrebbero andare in fumo perché sono proprio le Regioni a Statuto speciale ad essersi allargate con le poltrone.
Tagli e risparmi previsti in manovra sugli enti locali dunque rischiano di andare a sbattere contro norme, regolamenti e leggi, soprattutto per le regioni a statuto speciale ma non solo. Non a caso è stato proprio il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, a chiedere la «solidarietà» alle autonomie speciali oltre che i sacrifici a tutti gli enti locali. «Nella norma sull’accorpamento dei Comuni sta scritta la specificità di Regioni e Province autonome, ma reputo difficile non procedere sulla strada degli accorpamenti in pochissime zone d’Italia e in tutte le altre sì», aveva detto Fitto un paio di giorni fa annunciando la volontà di convocare nei prossimi giorni la Conferenza Stato-Regioni e quella Unificata.

Lo spazio per il confronto c’è ma «i saldi della manovra devono restare invariati». L’appello di Fitto è rivolto alle autonomie speciali che, dice, «in una fase di sacrifici come questa, devono dare il loro contributo».
Ma il rischio è che si apra un conflitto tra le istituzioni nel quale parte della manovra potrebbe naufragare perché sui tagli a province e comuni l’ultima parola spetta alle Regioni.
E non sembra proprio che quelle a statuto speciale siano disposte a mollare i loro privilegi.

A esempio lo statuto della Sardegna prevede l’assoluta autonomia nell’istituire e cancellare Province e Comuni. Già in passato precedenti tentativi da parte dello Stato di intervenire bloccando la costituzione di nuovi enti locali sono miseramente falliti. E non sembra che oggi il clima sia più favorevole.
Ad esempio la Corte dei Conti puntualizza che alla fine di giugno 2010 la sola Sicilia cumula 144.147 dipendenti pubblici, comprendendo quelli a tempo indeterminato, determinato, lavoratori utilizzati dalle spa regionali, precari. Ovvero un dipendente regionale ogni 239 abitanti, contro un dipendente ogni 2.500 della Lombardia.