«Il regista del caso Verzaschi? È Veltroni Ma il sindaco ha fatto i conti senza l’oste»

Claudio Pompei

A poche ore dal Ferragosto Cosimo Ventucci, di Forza Italia, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, è sempre al lavoro nel suo ufficio di largo Chigi. Telefoni fissi e cellulari che continuano a squillare, un mare di carte sulla scrivania...
Senatore, non va ancora in vacanza?
«Chi fa politica non è mai in ferie, intese come spazio temporale per staccare la spina e rilassarsi. Sei continuamente assalito dagli effetti delle situazioni generate dalle decisioni spesso umorali di chi credi che ti stia vicino con lo stesso intento di costruire il bene comune e, invece, persegue un solo obiettivo: quello di creare o difendere la propria posizione di rendita, anche con la strategia di accettare il ruolo dell’“utile idiota” di leniniana memoria».
Cos’è, uno sfogo filosofico o il sintomo di qualche amarezza derivante dai problemi che riguardano Forza Italia a Roma e nel Lazio?
«Per carità. Non intendevo riferirmi a nessuno in particolare, però... Non si può negare che qualche problema ci sia stato in seguito all’uscita di Marco Verzaschi».
Lei cosa ne pensa?
«Verzaschi lo conosco da anni, personalmente l’ho sempre apprezzato. Il suo malessere probabilmente è cominciato quando fu nominato Paolo Barelli al suo posto nel coordinamento romano del partito. E l’ultima assemblea programmatica a Fiuggi, dove Verzaschi non si presentò, ha segnato la crisi vera e propria. Poi la sconfitta alle regionali ha mandato all’aria l’assetto organizzativo disegnato a Fiuggi con le conseguenze che sono note a tutti. Il problema vero è che l’uscita di Verzaschi ha fatto emergere una “catena” di amicizie che Verzaschi aveva creato non tanto come una corrente nell’ambito della dialettica interna a Forza Italia, ma come un vero e proprio strumento di ricatto politico».
Cioè?
«So che sta tentando di portar via qualche altro dirigente promettendo presidenze di municipi, posti nei consigli d’amministrazione di aziende regionali o comunali e candidature. Deve avere un bravo suggeritore alle spalle».
Chi sarebbe, Mastella?
«No. Il vero regista che ha “usato” Verzaschi è “il compagno Veltroni”. Da tempo il sindaco sta cercando di indebolire l’opposizione di centrodestra, sia in Campidoglio che alla Regione. Ha cominciato con l’“arruolare” Marco Di Stefano dell’Udc e ora è passato a Verzaschi. Queste manovre, però, gli servono soprattutto per rafforzare il suo ruolo in chiave nazionale, sia nella Quercia che all’interno dell’Unione. Ma Veltroni ha fatto i conti senza l’oste».
Che intende dire?
«Il piano di Veltroni è destinato a fallire perché Berlusconi ha nominato Beatrice Lorenzin coordinatore regionale di Fi, rompendo quella cristallizzazione che ha impedito la continuità del successo del 2001. E i primi segnali positivi, di compattezza, già si sono visti con la nomina di Giorgio Simeoni a coordinatore per le prossime elezioni».