Il regista Scott e compagnia con il bicchiere in mano

Ho letto recentemente nel supplemento di un grande giornale nazionale dedicato al Vinitaly un articolo a firma Gigi Mattana che parlava di vino e cinema.
Questo piacevole articoletto citava con diligenza un po' di titoli, spaziando a volo d'uccello da James Bond a Jack Nicholson, approdando, infine, alla recente pellicola intitolata «Un'ottima annata».
Non è il mio mestiere fare il critico cinematografico (non ne sarei all' altezza e d'altra parte le mie giovanili discussioni con Germano Beringheli sul ruolo del critico mi hanno visto, è ovvio, soccombente), però mi sento di affermare che esso è stato girato con gusto e maestria da un regista accorto e capace: Ridley Scott. Se poi aggiungete un bouquet di figure femminili estremamente avvenenti e un attore famoso e a tratti ironico come Russel Crowe, il cocktail è completo e certamente gradevole.
Quello che mi ha lasciato perplesso è il giudizio tranchant dell'articolista sul vino intorno al quale ruota la storia: egli afferma senza mezze misure che il Cote du Luberon è una ciofeca.
Premetto che io non vendo, né in enoteca né al ristorante, tale vino per cui non posso essere accusato di farmi propaganda; mi corre, però, l'obbligo di spezzare una lancia a favore di questa A.O.C.
Il Luberon è una zona della regione di Vaucluse; proprio dove Petrarca scrisse «Chiare, fresche, dolci acque». In tale zona i vitigni più importanti sono il Carignan e la Grenache, ad essi si affiancano, ma in percentuale minore, il Syrah e la Mourvèdre. I vini che ne resultano sono carichi di colore, ricchi ed alcoolici. Per certi versi rammentano i nostri vini della Puglia, però, diversamente da essi, hanno un'acidità ed una speziatura più marcata.
Certo che se ci fermiamo ai Cote du Luberon di base della Cantina sociale «Cellier de Marrenon» berremo dei vini tecnici e di scarsa concentrazione e altrettanto scarsa personalità (che, peraltro, costano all'origine meno di 2,00 €!), ma se ci si ritrova nel bicchiere il 1996 di Chateau de Mille, invecchiato in fusti da mille litri di cento anni, ecco profumi di spezie, intensi e asciutti, di grande complessità e potenza (ricordano un poco il Barolo Chinato), in bocca è austero e pulito ma strutturato ed elegante. Mi ricorda un grande Cirò vecchio.
Interessante anche il Domaine Ruffinatto: come indica il cognome gli ascendenti sono italiani. Attualmente lavora con principi biologici. Fa un bianco da Vermentino e Roussanne con un profumo freschissimo (ricorda il finocchietto). Il rosso (50% Grenache) proviene da vigneti situati ad oltre 300 metri di altitudine e fa una macerazione molto lunga senza l'aggiunta di lieviti Al naso è molto pulito presto il frutto lascia il posto alla garriga. Con l'evoluzione, spuntano le note balsamiche e il Kirsch. Al gusto è ricco e tannico, molto pulito.
Concludendo i vini del Luberon non appartengono certo al Gotha internazionale e non hanno neppure tale pretesa; però sono, mediamente, dei vini corretti, proposti a prezzi adeguati al loro valore e riescono, talvolta, a raggiungere dei livelli decisamente interessanti.