La registrazione "fantasma" che accusa Olindo

Colpo di scena all’ultima udienza del processo per la strage di Erba:
fatte ascoltare in aula le prime, quasi incomprensibili dichiarazioni
del superteste. "È stato Romano, l’ho visto benissimo". Sarebbero queste le parole
pronunciate dall’unico sopravissuto appena risvegliatosi dal coma

Como - Sussurri, grida e interpretazioni. Come quella che la corte d'Assise di Como, presidente Bianchi in testa, lo abbiamo scoperto ieri a sorpresa, dà alla registrazione audio del primo, faticoso, interrogatorio del superteste Mario Frigerio. Un'interpretazione che ha l'effetto, o almeno pretende di averlo, di un gol a tempo scaduto. Quando non c'è nemmeno un minuto di recupero, visto che il dibattimento si è concluso ieri e riprenderà, semmai riprenderà a Como, per decisione della Cassazione, il 28 maggio, con la requisitoria del pubblico ministero Astori.

Vediamo di capire che cosa è accaduto, dunque, ieri. È accaduto che il presidente Alessandro Bianchi ha introdotto in aula un file audio, assolutamente unico e isolato dall'intero contesto del sofferto interrogatorio di Frigerio. E in questa registrazione, fatta ascoltare più volte, a molti dei presenti è parso di sentire distintamente Frigerio affermare: «È stato l'Olindo... l'ho visto benissimo era l'Olindo». La frase, lo ricordiamo, è estrapolata dal colloquio che l'unico sopravvissuto alla strage di Erba, ebbe con il pm Simone Pizzotti, quattro giorni dopo l'eccidio. Una registrazione audio sulla quale, in verità, in aula si erano già confrontati i periti della pubblica accusa e quello del collegio difensivo. Con risultati diametralmente opposti. Per il primo tecnico quel passaggio fonico era risultato «incomprensibile» nella trascrizione ufficiale, mentre secondo l'esperto della difesa, Frigerio pronuncerebbe, anzi sussurrerebbe, visto il fil di voce con cui poteva rispondere dopo le coltellate alla gola, la frase: «Per me stavano uscendo...».

Il presidente Bianchi per dovere d'imparzialità si è limitato a introdurre il nuovo documento audio senza fornire l'interpretazione della Corte ma ne ha accompagnato l'ascolto con parole che potremmo definire inequivocabili e che testualmente citiamo: «Poiché il perito e il consulente della difesa trascrivono in maniera differente, la Corte ritiene che la frase sia diversa da quelle riportate da entrambi, dopo aver ascoltato con le cuffie, in camera di consiglio, quel passaggio. Quindi - ha concluso il presidente Bianchi- è assolutamente superflua un'ulteriore perizia sul punto». Il sasso gettato da Bianchi ha fatto riesplodere le polemiche a dibattimento chiuso. E, se è vero che per l'avvocato di parte civile di Azouz Marzouk, Roberto Tropenscovino, «il file audio diffuso in aula è chiarissimo. Si commenta da solo e dimostra incontrovertibilmente le responsabilità degli imputati, che noi non abbiamo mai messo in dubbio» è altrettanto vero che l'avvocato Enzo Pacia decano dei difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi ha così chiosato: «È inutile che ci giriamo intorno, io non ho sentito bene, ma se fosse così, sarebbe una circostanza nuova e importante».

E, a proposito di polemiche, il «patriarca» Carlo Castagna che, nella strage di via Diaz ha perso la moglie, la figlia e il nipotino, in una pausa dell'udienza del processo, ha ammesso di aver causato il duro scontro che ha avuto in aula la scorsa settimana con Olindo. «È vero cercavo di incrociare il suo sguardo, allora ho richiamato la sua attenzione con un colpo di tosse poi, con il labiale, gli ho detto: “assassini”. Me ne assumo la responsabilità, ero molto provato per le fotografie dell'autopsia che avevamo visto. Ma è stato come se i miei cari mi chiedessero di dire quella frase». Quanto alla stravagante richiesta di Olindo Romano di scontare l'eventuale pena in una cella matrimoniale, Castagna ha tagliato corto: «Il carcere non può essere una suite, mi auguro che stiano in celle separate».