«Regna il caos mi rifugio nelle arti marziali»

L’artista ieri a Milano: «Non parlo di politica. Ormai il mondo salta in aria per una vignetta»

Paolo Giordano

da Milano

Lou Reed, anche lei stasera gioca le sue olimpiadi: concerto alla Medals Plaza di Torino.
«E farà un freddo cane, sembra. Mi dispiace per il pubblico. Ricordo un festival nell’Ayrshire in Scozia: sul palco già si congelava, ma fuori era pazzesco. Eppure in platea vidi gente col kilt».
L’altra sera a Torino ha cantato Whitney Houston. O almeno ha provato a farlo.
«Dovrebbe ritirarsi per un po’ e recuperare la voce. Mi è capitato di guardare il suo reality show su Bravo Tv, Being Bobby Brown, ed era deprimente. Però ha venduto milioni di dischi, era una donna bellissima, aveva il mondo in mano: non è colpa mia se si è ridotta così».
E lei invece come sarà domani sera?
«Il mio sarà uno show sinfonico e molto potente, bello per me e per voi. Ho una grande band, sul palco ci sono anche due bassisti e due suonatori di violoncello. E porterò in scena Ren Guan Gyi, che è il mio maestro di tai chi (l’arte marziale di cui è appassionato - ndr). Lou Reed è il primo a fare una cosa del genere. Il tai chi ha l’energia dentro, e il rock in fondo è lo stesso».

Tanto di Lou Reed ormai si sa tutto. Tra una settimana compie 64 anni, ha fatto e disfatto i seminali Velvet Underground (di cui è uscito il dvd Velvet redux live 1993); l’eroina è la sua «ex moglie» mentre quella attuale è Laurie Anderson; in diciotto album ha condensato quella voglia oscura del rock di cambiar sempre pelle finché non si è onorevolmente rassegnato alle onorevolissime rughe. Il tutto mentre il mantra euforico dei critici (con poche eccezioni, come il pioniere Lester Bangs che nel ’73 titolo un’intervista «Un sordomuto in una cabina telefonica: un giorno perfetto con Lou Reed») ha benedetto a scatola chiusa quasi ogni suo album. Oggi Lou Reed, che è snello assai e di chioma tinta, si disperde in mille rivoli spiritual/musical/letterari che sono diventati antiproiettile: impossibile criticarli, impossibile decifrarli. L’unica via d’uscita è ascoltarlo (anche perché comunque risponde solo se ha voglia).
Lei è quasi un guru, ha sempre preso posizione su tutto, anche coraggiosamente.
«Ma non fatemi parlare di politica o religione. Che cosa volete sapere da me in un momento in cui basta una vignetta a far saltare per aria il mondo. Noi americani abbiamo Bush e voi italiani Berlusconi: ormai abbiamo tutti gli stessi leader, persino gli stessi organizzatori di concerti come Clearchannel. Avete visto che cos’hanno fatto alle Dixie Chicks? Mi farò anch’io una società di concerti che chiamerò Foggy Channel, vista la nebbia in cui ci troviamo».
Vabbè. Ma il suo concerto di Torino non è organizzato da Clearchannel?
«Vuoi che non lo sappia?».
Pareva di no. Comunque terrà altri undici concerti.
«Novanta minuti l’uno. A Torino sarà più breve, solo un’ora. Canterò il meglio del meglio».
Allora ci sarà anche uno dei suoi classici, Perfect day. Tra l’altro in questi giorni è la colonna sonora di uno spot tv.
«Davvero?». (Sconcertato si fa dire il nome dell’azienda pubblicizzata - ndr)
Si dice che lei stia preparando altri due dischi.
«In uno non ci sarà la mia voce, nell’altro sì. E si intitolerà An imaginary shower: relax your heart (Una doccia immaginaria: rilassa il tuo cuore. Ma sta scherzando - ndr). Negli ultimi tempi ho anche registrato un disco di meditazione con un dottore cinese. E ho curato la colonna sonora di un dvd nel quale Ren Guan Gyi mostra il le sue tecniche di tai chi».
In più è anche fotografo.
«Da vent’anni».
La sua mostra Lou Reed’s New York arriverà anche a Napoli.
«Per tre anni ho scattato foto ogni giorno, a Battery Park, sul, sul Washington Bridge. È la New York che amo».
Ha sessantaquattro anni, è un padre del rock e per molti è ancora un punto di riferimento.
«Penso che nessuno possa dare consigli ad altri. Però credo che il segreto della serenità sia il tai chi, una chitarra Fender, un ipod, una Harley Davidson e una Porsche... gialla».