Il regno degli abusivi a 10 minuti dal Duomo

Le strade vicine all’Ortomercato congestionate dalle auto

Gianandrea Zagato

Droga, furti e vandalismi: qui finisce la legge. Siamo in piazzale Corvetto. Per sbarcare in piazza Duomo ci vogliono neanche dieci minuti, sei fermate di metrò, ma per i residenti della zona 4 è un mondo lontano anni luce. Qui Milano sembra un’altra Milano, con la gente che s’arrangia come può e le persiane chiuse alle otto di sera in punto. Già, meglio farsi gli affari propri, girarsi sempre dall’altra parte e fingere di non vedere. Purtroppo non si può non sentire il rumore di quel martello e piccone che quando risuonano sono un incubo per chi tiene gelosamente custodito il contratto d’affitto dell’Aler.
Già, in zona 4 c’è l’invasione degli abusivi: albanesi, pachistani, nigeriani e persino rom. «Troppo, davvero troppo per noi povericristi già costretti a convivere con disperati e malati di mente» dicono quelli del comitato inquilini Corvetto. Case popolari dove le storie di degrado e di abbandono sono simili a quelle di Molise-Calvairate, che si trova a cinque minuti di strada. Quartieri di frontiera con gli stessi problemi: minacce, furti, sporcizia e tanto bisogno di aiuto. «Tutto è difficile anche le cose di quotidiana necessità, come avere l’ascensore o lo scivolo per i portatori d’handicap. Risultato? C’è chi resta prigioniero di quattro mura per anni e anni» scrive Dario nel suo blog, «il diario degli esclusi». Appunti on line di un malessere che, in zona 4, sfocia spesso in risse da ballatoio dove i protagonisti sono sempre extracomunitari e anziani italiani che mal sopportano quella presenza.
«Difficoltà di integrazione dove è già difficile vivere» chiosa Guido Manca, l’ex assessore alla Sicurezza di Palazzo Marino: nota che apre una sua lettera al prefetto e al questore, dove si ripercorre un passato di illegalità ancora vivo e vegeto. Fotografia di vita quotidiana sempre con «quelli là»: quelli che «gettano la spazzatura dalla finestra», che «senza pagare un becco di quattrino usano la corrente elettrica dello stabile», che «mostrano la pistola come strumento di minaccia». E lo fanno, confermano gli ispettori anti-abusivi dell’Aler, anche sotto i loro occhi. Fotografie di chi reclama vivibilità e chiede conforto per sopravvivere.
Ma per scoprire che la zona 4 ovvero Vittoria-Forlanini non è proprio omologa di San Babila, be’ non c’è bisogno di nient’altro che un giretto nelle strade adiacenti all’Ortomercato o attorno a piazzale Insubria: ogni strada, ogni civico è una storia difficile. «Condizione resa ancor più pesante dalla congestione del traffico» denunciano i ghisa e, forse, non è un caso che un «sì» forte e chiaro al pedaggio per auto e mezzi in ingresso a Milano arrivi proprio dalla zona 4, dove le proteste e le manifestazioni anti-Tir sono ormai diventate un coté settimanale dell’Ortomercato. «Non ci stupiamo più di vedere le pantegane in mezzo alla strada, anche quando sono morte restano lì. Bisogna aspettare la pulizia della strada, quando passano i mezzi dell’Amsa» butta là un dirimpettaio dei mercati generali. E, garantisce, non è un episodio limite ma un’altra fotografia di ordinario degrado quotidiano. Scene di un quartiere con i marciapiedi pieni di escrementi, gli angoli intasati dalle cartacce e i cestini che tracimano di sacchetti d’immondizia. Niente male, davvero, anche quei giardini di piazzale Cuoco con i segni evidenti dei bivacchi: bottiglie di plastica e di vetro, avanzi di cibo e taniche vuote. Uno schifo, insomma. Come quella discarica a cielo aperto a due passi dal canile municipale: decine di televisori sfasciati, materassi marciti e copertoni d’auto bruciati. «Segno delle cattive abitudini» secondo le guardie ecologiche. Segno della Milano che non va giù a chi comunque ci vive.