La prima regola di Mourinho: "Tranquilli, vi divertirete..."

Sereno, sicuro, ironico: il neo tecnico dell’Inter si presenta in milanese. "Mancini un grande, ma io non sono lui". E a chi gli chiede della campagna acquisti il portoghese risponde sicuro: "Non sono un pirla"

Appiano Gentile - Non sono un pirla, ha risposto dopo aver frugato in testa il termine giusto per presentarsi. Molto meglio di Special one, decisamente molto più milanese.

«IDIOMA»
L’uscita non gli è venuta d’acchito, ma aveva già dato prova di aver lavorato a lungo sull’argomento con un italiano sciolto, a tratti dotto, e quando gli è stato chiesto, più o meno, quanto tempo ha richiesto l’apprendimento di una grammatica cotanto fluente, il portoghese ha strizzato l’occhio e ha messo subito le carte in tavola: «Ho capito il senso della domanda: lei vorrebbe sapere quando Moratti mi ha contattato per la prima volta. He, he. Sono un uomo sincero e lo sono anche ora: dopo la notte di Inter-Liverpool, il mattino seguente. Ma non c’è stato altro che un contatto». Poi ha zummato su tutti, e ce n’erano proprio tanti ieri ad Appiano, e ha anticipato il programma: «Tranquilli, con me vi divertirete».

«AUTOFIDUCIA»
Non era facile neanche un po’ piazzare la sua faccia al posto del Mancio. Timbrato come il re degli antipatici e dei superbi, José ha lavorato sodo e mentre i secondi passavano prendeva sempre più possesso della faccenda e il plotone schierato a ventaglio in posizione di sparo si è come avvilito e poi ha pensato che forse era meglio collaborare con la scopa nuova: «Ma la fama che mi ha preceduto non mi piace - ha precisato -. Sembra che tutti i giocatori d’Europa vogliano venire all’Inter, che tutti i presidenti d’Europa vogliano vendere i loro giocatori all’Inter e che io ho intenzione di allenare una rosa di 70 giocatori». Pausa.

«APPREZZARE»
«Questo non è vero perché mi piacciono tutti quelli che ho a disposizione, l’Inter ha vinto bene il campionato e mi è piaciuta la mentalità della squadra quando le cose sono peggiorate come negli ultimi mesi. Ma io non sono Roberto Mancini, non ho mai conosciuto un allenatore uguale a un altro, e quindi qualcosa devo cambiare per fare quello che ho in mente. Cosa ho in mente? Non mi va di dirlo, prima ne parlerò con i giocatori perché la comunicazione e importante. E poi faremo come dico io». E allora!

«EMPATIA»
Qualcosa gli è rimasto, si trattiene ma il controllo al momento non è ancora totale: «So di essere un grande allenatore - ha ammesso -. Io speciale? No, sono arrivato in un club speciale. Il presidente mi ha chiesto di essere Mourinho, di lavorare con grande passione e con grande empatia con i tifosi, la società e i giocatori. Ne prenderò uno o due, al massimo tre. Ai giocatori dell’Inter ho un messaggio da dare: da questo momento loro sono i miei giocatori e a loro dirò che sono i migliori del mondo. Tranquilli: lo avevo detto anche a quelli del Porto e del Chelsea».

«SCONVOLGIMENTI RADICALI»
Vuole una rosa di 21 giocatori più i tre portieri, ci sarà da snellire ma proprio i nomi più chiacchierati li tira in ballo lui: «Crespo? Potrebbe essere il testimone giusto per far capire agli altri che chi lavora con me gioca, chi non lavora, non gioca. Materazzi? Gli auguro di arrivare tardi a Brunico perché in quel caso vorrebbe dire che l’Italia è andata avanti nell’Europeo e lui avrà bisogno di qualche giorno di riposo in più. Adriano? Il 18 giugno sono in America per vedere Brasile-Argentina. Vedrò in campo i miei argentini e i miei brasiliani. Analizzerò il momento di Adriano e ci parlerò».

«DETTAGLI»
Qualcuno gli rammenta che è qui per vincere la Champions, lui fa: «Ce ne sono undici che vogliono vincere la Champions e fra queste c’è anche l’Inter. La prima fase non è così difficile da superare, poi diventa la competizione dei dettagli, ho eliminato il Manchester al 90’, un’altra volta sono uscito per un gol che non ha visto nessuno».

«OVVIAMENTE»
Poi la domanda sui problemi di inserimento che incontrerà Lampard in Italia, e la sua non risposta: «Moratti e Branca sanno chi vorrei allenare, perché dovrei parlare di Lampard, non sono mica un pirla...».