Un regolamento di conti dietro l’omicidio del cileno

Abbandonato a terra in una pozza di sangue mentre l’assassino scompare nel nulla. Caccia aperta all’uomo, probabilmente un connazionale della vittima, che l’altra sera ha reciso l’arteria femorale di Ramon Eduardo Bezada Cabezas, 37 anni, cileno, sfuggendo per un soffio alla cattura. Massacrato di coltellate, dunque, in un regolamento di conti: è questa l’ipotesi più accreditata per l’ennesimo omicidio avvenuto all’Idroscalo di Ostia.
Accade tutto in pochi minuti, secondo la ricostruzione degli agenti del XIII commissariato e della III sezione della squadra mobile, su un muretto nella piazzetta davanti il mare. Bezada, conosciuto da tutti come Ramon, è lesto di mano e di coltello. Va sempre in giro con un temperino svizzero multiuso, perfetto per aprire le portiere delle auto o scardinare gli infissi delle case da «ripulire». «Ci apro le bottiglie di birra e le scatolette di tonno», va dicendo quando qualcuno glielo trova addosso. Venerdì sera gli serve per fronteggiare il misterioso aggressore, armato, però, di una lama ben più lunga e affilata. Ramon, pluripregiudicato soprattutto per furto con destrezza, il primo febbraio esce dal carcere con l’obbligo dei domiciliari. La cosa non gli impedisce di frequentare altri malandrini, per lo più connazionali residenti nelle catapecchie di Fiumara Grande. Sono passate le 21,40. È assieme agli amici quando gli si presenta davanti il suo carnefice. Un incontro casuale che provoca una lite furibonda, probabilmente scatenata da qualche bicchiere di troppo. All’inizio solo parole grosse e qualche spintone. Improvvisamente i due estraggono i coltelli mentre gli altri provano a separarli. Ramon para come può i colpi sferrati dall’altro con una ferocia inaudita. Una prima coltellata all’emitorace destro, secondo il medico legale, gli trapassa un polmone. Poi una seconda, lunga e profonda, a un polpaccio. Infine una terza al basso ventre, all’altezza dell’inguine, che gli recide in pieno un’arteria. È il colpo mortale: Ramon si accascia al suolo privo di sensi. È ancora vivo quando viene adagiato qualche metro più in là, in un fossato di scolo. Gli amici sbottonano la camicia e gliela arrotolano dietro la testa per farlo respirare meglio. Al bar di fronte c’è gente (ma nessuno ha visto niente). Comunque le cose si mettono male, i cileni salgono su almeno due auto e schizzano a tutta velocità verso piazza Gasparri. «Mia moglie ha visto una persona sdraiata a terra - racconterà ai poliziotti un residente - e mi ha chiesto di chiamare il 118». Quando arriva l’ambulanza per l’uomo non c’è più nulla da fare.