Regolamento di conti: lo gambizzano

Gambizzato a Pomezia. Sono andati a cercarlo al lavoro, un deposito di legnami sulla strada che porta ai Castelli Romani. Poi, dopo una violenta discussione, hanno estratto un revolver e gli hanno sparato alle gambe. Un «avvertimento» con tre colpi in rapida successione di cui solo uno, fortunatamente, è andato a segno. Infine sono fuggiti a bordo di una nuova 500 Fiat rossa abbandonata a pochi chilometri da lì. Il ferito, Francesco Ruscitti, 55 anni, operaio di Ardea con precedenti penali, è stato soccorso e trasportato con un’ambulanza del 118 alla clinica Sant’Anna. «Il proiettile ha centrato un polpaccio ma non ha provocato danni permanenti alla gamba - spiegano i sanitari dell’ospedale pometino - e il paziente se la caverà con una prognosi di pochi giorni».
Ancora da stabilire il calibro dell’arma che alle 10,30 di ieri ha fatto fuoco. Un episodio inquietante per la cittadina industriale alle porte della capitale: Pomezia come Bagheria? Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, i carabinieri della compagnia di via Roma, due uomini fermano l’utilitaria in via della Solfarata, all’altezza del XII chilometro della via del Mare in direzione Albano, e parcheggiano sul piazzale dell’azienda che tratta legname. Chiedono subito di Francesco, i due, dicendo di essere vecchi amici. Tanto da far insospettire il suo datore di lavoro. Alle prime urla l’uomo si avvicina alla coppia che sbraita e inveisce contro il 55enne, provando a far da paciere. La loro risposta non lascia dubbi sulle loro intenzioni: «Vattene via da qui, altrimenti ti spariamo».
L’imprenditore si allontana ma non li perde d’occhio un solo istante. Improvvisamente la drammatica reazione. «Abbiamo sentito tre botti - spiegano alcuni testimoni - quando ci siamo avvicinati una persona era a terra mentre un’auto si allontanava a tutta velocità». La macchina, risultata rubata giovedì scorso a Roma, viene rinvenuta a poca distanza dall’agguato, in via delle Monachelle. Un regolamento di conti fra malavitosi? Il ferito non parla, ma dalle prime indagini del nucleo operativo dell’Arma il fatto porterebbe all’ambiente criminale della zona compresa fra Aprilia e Pomezia. Secondo fonti ufficiose gli identikit ottenuti apparterrebbero a vecchie conoscenze delle forze dell’ordine.