«Ma le regole del gioco stanno per cambiare»

Luigi Angeletti, segretario della Uil, all’assemblea di Fiumicino il comitato di lotta ha proclamato il blocco dei voli. I sindacati hanno perso il controllo dei lavoratori?
«Io ho letto un dispaccio di agenzia che parlava di 300, 400 persone».
Quindi?
«Voglio dire che considerare quella di Fiumicino come l’assemblea dei lavoratori di Alitalia non mi pare corretto, visto che stiamo parlando di 23mila dipendenti. Queste cifre spiegano tutto».
Non si spiega però come sia potuto succedere che persino i leader dei sindacati autonomi abbiano provato a frenare i lavoratori, senza riuscirci...
«Il fatto che i dirigenti delle associazioni professionali si siano contrapposti al blocco è semplice buon senso. Sanno benissimo che non si possono annunciare scioperi senza rispettare le regole».
Quindi è solo un problema di non incorrere nelle sanzioni per uno sciopero fuori legge. Non vorranno dare un po’ di respiro alla nuova compagnia che sta nascendo?
«Secondo me è molto semplice. Fino a quando saremo in questa fase di passaggio dalla vecchia Alitalia alla nuova società vivremo in questa situazione di caos. Chi non vuole o chi si sente danneggiato dal passaggio alla Cai cercherà di difendersi».
Ma oramai la nascita della Cai è un dato acquisito, oppure crede ci sia ancora chi pensa di impedire il passaggio da Alitalia alla nuova compagnia?
«La differenza tra noi e le organizzazioni professionali è che loro non hanno mai effettivamente accettato, e forse nemmeno considerato, l’idea della privatizzazione. L’hanno sempre vista come una possibilità remota. Noi invece abbiamo sempre pensato che la scelta di privatizzare Alitalia sia irreversibile e che non ci sia nessuna seria alternativa. Su questa differenza di fondo si sono decisi gli obiettivi contrattuali dei sindacati durante tutta la trattativa. Sono differenze che pesano anche oggi».
Faccia un esempio...
«Un conto è pensare che una cosa si può fare, ma solo a certe condizioni, un altro è fare in modo che non accada».
Pensa che nell’atteggiamento dei piloti pesino gli interessi dei sindacati autonomi?
«Non solo. Bisogna considerare che siamo in presenza di una società che per cinquant’anni è stata pubblica. Certi dipendenti hanno vissuto gran parte della loro esperienza lavorativa in un mondo che non c’è più. L’idea che le cose possano cambiare e che possano perdere quelle che considerano delle loro prerogative sta provocando una certa resistenza. Bisogna poi tenere conto che non tutti gli attuali dipendenti saranno nella nuova compagnia. Molti già pensano di non farne parte e questo timore non può non avere conseguenze».
E c’è anche qualche dinosauro che ha nostalgia di una società dove erano rappresentati nove sindacati?
«Anche questo spiega perché certi sindacati hanno una qualche difficoltà ad accettare il cambiamento».
Come pensa saranno i rapporti tra i dipendenti e la nuova compagnia aerea?
«Quelli di un’azienda normale, come tutte le altre. Certo, un’azienda di trasporto con tutte le complessità tipiche di questo settore. Il passaggio dovrà avvenire rapidamente, ma non credo che sarà automatico».
A giudicare dalle resistenze di questi giorni nemmeno indolore...
«Bisogna che sia chiaro che la maggioranza dei lavoratori questo passaggio l’ha capito perfettamente e sa che le regole del gioco d’ora in poi saranno diverse».
Però c’è anche un problema di regole. Quelle in vigore non sembrano funzionare, visto che anche in questi giorni diversi clienti sono rimasti a terra. Cambierà anche questo con la nuova società?
«Le regole nel trasporto ci sono. Se non vengono rispettate è un problema, ma è un problema diverso. C’è sicuramente la necessità di modificare le norme. Noi lo diciamo da tempo, non c’è nessuna ragione per la quale in un conflitto tra noi e le imprese dei servizi ci debbano andare di mezzo gli utenti. Ma questo è un problema generale che prescinde dalla cronaca e dalla vicenda di Alitalia».
Non è che ci sta dicendo che anche la Cai nascerà, come la vecchia compagnia di bandiera, tra gli scioperi?
«No, questa situazione finirà quando sarà concluso il passaggio. E la certezza mi viene proprio dall’assemblea di Fiumicino».
Dice perché erano solo 300?
«Sì».