Regole da seguire per conquistare le genovesi

(...) tanti saluti e consigli all’arrivo. Una genovese, pur in pieno giorno, se brutta farebbe tre metri avanti rischiando di passare col rosso ed essere investita dal 17 Jumbo. Se discreta simulerebbe una telefonata al cellulare. Se carina non reagirebbe minimamente: non esisti, microbo!
Per insidiare una ligure che ti piace c’è da seguire una precisa liturgia che dura alcuni mesi. Primo, capire quale sia la compagnia che frequenta e poi, a seconda di essa, cimentarsi negli interessi abissalmente più lontani dalle proprie inclinazioni: dal trapezista allo studioso di Hegel, dal ballerino di latinoamericano acrobatico al designer di moda. Nel contempo ci si addobba di conseguenza acquistando capi improbabili ma in stile con la persona (sua, non tua). Una volta entrato nella compagnia la si frequenta assiduamente (la compagnia), fino a riuscire, oh, giorno fausto!, inserendosi in un discorso di gruppo, a parlarle perché finalmente non ti ritiene un fastidioso rumore di fondo. Passano altre settimane in cui devi risultare sufficientemente simpatico e spigliato, finché viene la sera in cui le chiedi di uscire. Ti è già costata duemila euro di investimento, altro che risparmiare sulla colazione. Da lì in poi sei nelle mani di Dio ma sempre sperando che non spunti il solito palestrato bagnato anche a dicembre della pubblicità del Gatorade che te la soffia in una sera. Poi ti ritrovi, dieci anni dopo, con molte di loro, zitelle, in un locale alla moda a sentir lamentele tipo Sex and the City sulla scarsità di uomini seri in giro. Io sono stato fortunato: la mia mi ha soccorso per un incidente d’auto. Avevo evitato il trapezio: non ho evitato l’infortunio. Coraggio, Calogero!