Regole sui cortei, è scontro «Quel protocollo è repressivo»

«Questo regolamento mette a tacere la polemica che qualche istituzione aveva aizzato nei mesi scorsi tentando di contrapporre i cittadini, esasperati per i cortei non autorizzati, a sindacati e lavoratori. Le nuove regole ristabiliscono l’equilibrio tra volontà di manifestare e rispetto delle esigenze dei romani». Parole e musica di Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e Lazio. Oggetto: il regolamento firmato qualche giorno fa da sindaco, prefetto, partiti e sindacati per la regolamentazione dei cortei, che fissa sei itinerari standard e altrettante piazze per i comizi. Ieri lo stesso De Bernardino ha fatto parziale marcia indietro: «Nessuno si nasconda dietro il protocollo per colpire il diritto di sciopero e la libertà di manifestare, né tantomeno per disattivare le forme di collaborazione che da sempre sono state agite da parte delle forze dell’ordine nella nostra città, a partire dalla ricerca del dialogo e del buon senso».
Doveva accadere. È accaduto. Ieri. Quando alcune centinaia di studenti della Sapienza, come riferiamo nelle cronache nazionali, hanno tentato di sciamare fuori dalla città universitaria per raggiungere il ministero dell’Economia in occasione della giornata di sciopero (indetta proprio dalla Flc-Cgil) contro i «tagli del governo all’istruzione»; quando i poliziotti li hanno arginati con le buone e con le cattive; quando i giovani - poche centinaia - ci hanno riprovato; quando sono stati stoppati di nuovo; quando hanno lanciato scarpe, tante scarpe, ma anche più contundenti bottiglie e sassi contro gli agenti; quando alla fine non hanno potuto fare altro che gridare alla repressione. Spalleggiati ben presto, come è ovvio, dagli esponenti del centrosinistra. «Le cariche della polizia alla Sapienza sono il primo frutto avvelenato del protocollo sui cortei a Roma», dice Paolo Ferrero, segretario di Prc. «Esprimo una totale condanna verso provvedimenti e metodi repressivi messi in atto contro studenti che chiedono solo di manifestare come è loro diritto», latra Anna Pizzo, consigliera regionale della Sinistra. «Alemanno e il governo sono responsabili di ciò che sta accadendo», accusa Fabio Nobile, segretario romano del Pdci.
Ecco, Alemanno. Padre del protocollo che qualche giorno fa piaceva a tutti e oggi meno. Il sindaco prima smorza («faccio un invito alla calma e a disarmare qualsiasi tendenza alla violenza politica nelle università»), poi ribadisce la bontà delle regole sui cortei: «Non possiamo ricominciare con cortei di due-tre-quattrocento persone che si muovono per la città. Rispettiamo il diritto a manifestare ma dentro le regole». Difende le nuove regole anche Gianni Sammarco, deputato del Pdl e commissario romano di Forza Italia: «Un regolamento equo a tutela di manifestanti e cittadinanza che era stato largamente condiviso da forze politiche e parti sociali. Pacta sunt servanda: se dopo soli 8 giorni fosse stato consentito a qualche centinaio di persone di violare le regole quel Protocollo sarebbe già carta straccia». E anche la Uil si schiera dalla parte delle regole: «Non comprendiamo - dice il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Luigi Scardaone - le critiche strumentali portate al protocollo sottoscritto presso la prefettura di Roma. Quel protocollo ribadisce il diritto inalienabile a manifestare e scioperare. Chiunque vuole manifestare a Roma, e tale riconosciuto diritto è base fondante di tale protocollo, ne ha facoltà, ma deve attenersi alle regole che pure sono in esso stabilite. In questo momento nel nostro Paese di tutto si sente il bisogno tranne che del ritorno della violenza e delle tensioni di piazza».